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Mostro di Foligno, la mamma di Lorenzo rompe il silenzio sulla nuova perizia per Luigi Chiatti
- Il Tribunale di Sorveglianza di Cagliari ha disposto una nuova perizia psichiatrica per valutare la pericolosità di Luigi Chiatti.
- Silvana Paolucci, madre di una delle vittime, chiede che il serial killer resti recluso perché le sue devianze non guariscono.
- Chiatti ha già scontato la condanna detentiva ed è trattenuto nella Rems di Capoterra solo in virtù della misura di sicurezza.
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Se la nuova perizia psichiatrica stabilirà la cessazione della sua pericolosità sociale, Chiatti potrà lasciare la struttura sanitaria. L'uomo ha infatti già saldato per intero la pena detentiva inflitta dalla giustizia ordinaria.
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Luigi Chiatti non può tornare in libertà perché le sue devianze non guariscono e il pericolo resta intatto a distanza di oltre tre decenni. A ribadirlo con forza è Silvana Paolucci, madre di Lorenzo Paolucci, ucciso a tredici anni dal serial killer noto alle cronache come il Mostro di Foligno. La presa di posizione della donna arriva mentre la magistratura si prepara a valutare nuovamente la pericolosità sociale dell’uomo.
Per la famiglia della giovane vittima il tempo non ha cancellato il terrore. Come riporta un approfondimento pubblicato da La Nazione, la madre ha deciso di rompere un silenzio durato decenni proprio nel momento in cui il Tribunale di Sorveglianza di Cagliari ha disposto un accertamento psichiatrico formale che non veniva rinnovato con queste modalità da oltre dieci anni. Una scelta giudiziaria che riapre una ferita mai rimarginata per l’intera comunità umbra.
Cosa ha dichiarato Silvana Paolucci sulla perizia di Luigi Chiatti
Le parole pronunciate da Silvana Paolucci descrivono una quotidianità segnata da un’allerta perenne. L’omicidio del figlio risale all’estate del 1993, ma la distanza temporale non ha restituito serenità ai familiari, che temono l’eventualità di una revoca delle misure restrittive.
«I miei figli sono grandi, i nipoti sono lontani, e nonostante questo sono 33 anni che la paura non ci passa. Non abbiamo mai smesso di vivere con la paura.»
La donna ha ricordato la figura del marito Luciano Paolucci, scomparso dopo anni spesi a chiedere che l’assassino restasse recluso. Nella sua testimonianza, la madre ha ripercorso la dinamica psicologica emersa durante il dibattimento processuale degli anni Novanta, sottolineando come l’aggressione a Lorenzo non fosse legata esclusivamente all’abuso.
«Mio figlio ha provato non solo la violenza sessuale, non è morto solo per quello. Il suo assassino ha visto in Lorenzo tante doti che lui non poteva avere e non aveva mai avuto: l’innocenza e una famiglia, è stato lui stesso ad ammetterlo nel processo», ha spiegato la madre, aggiungendo che tali patologie non possono essere cancellate dal mero decorso degli anni.
La preoccupazione centrale riguarda le prospettive future dell’omicida, oggi cinquantottenne, qualora venisse considerato compatibile con la vita esterna.
Perché il Tribunale di Sorveglianza ha disposto una nuova perizia psichiatrica
La notizia del nuovo fascicolo peritale è stata confermata dalla Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, Maria Cristina Ornano. A fine novembre verrà conferito l’incarico a uno specialista per verificare lo stato mentale e l’effettiva pericolosità sociale dell’uomo. Un passaggio tecnico obbligato per legge, ma carico di tensione.
Dal 2015 Luigi Chiatti si trova ospite della Rems di Capoterra, in provincia di Cagliari. La Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) è la struttura sanitaria che ha sostituito i vecchi ospedali psichiatrici giudiziari, destinata ad accogliere persone dichiarate socialmente pericolose e con vizio parziale o totale di mente.
Il nodo della pena detentiva e della misura di sicurezza
Una convinzione diffusa porta a ritenere che Chiatti si trovi ancora in carcere per espiare la condanna per i due delitti. I fatti processuali delineano un quadro diverso: l’uomo ha già interamente saldato il suo debito detentivo con la giustizia ordinaria. La condanna iniziale a trent’anni di reclusione era stata ridotta a ventisette anni per effetto dell’indulto e dei benefici penitenziari previsti dall’ordinamento.
La sua permanenza all’interno della struttura sarda dipende esclusivamente dalla misura di sicurezza applicata per la sua accertata pericolosità sociale. Tale misura viene prorogata periodicamente dai magistrati di sorveglianza sulla base di relazioni cliniche. Se una perizia dovesse stabilire la cessazione di tale pericolosità, le porte della struttura dovrebbero aprirsi senza ulteriori vincoli detentivi.
| Aspetto giudiziario | Stato attuale di Luigi Chiatti |
|---|---|
| Pena carceraria | Completamente scontata (27 anni effettivi con benefici di legge) |
| Collocazione attuale | Rems di Capoterra (Cagliari) dal 2015 |
| Regime applicato | Misura di sicurezza per pericolosità sociale |
| Prossimo passaggio | Conferimento incarico peritale a fine novembre |
Questa discrepanza tra fine pena e internamento sanitario è ciò che alimenta l’angoscia dei familiari, consapevoli che il verdetto medico è l’unico argine rimasto.
I delitti del Mostro di Foligno tra il 1992 e il 1993
Il caso giudiziario affonda le radici nella serie di crimini che sconvolsero l’Umbria nei primi anni Novanta. Il primo a cadere fu Simone Allegretti, un bambino di quattro anni sparito il 4 ottobre 1992 mentre giocava nei pressi della sua abitazione tra Foligno e Bevagna. Il cadavere venne ritrovato due giorni dopo in una scarpata: il piccolo era stato violentato, strangolato e accoltellato.
L’assassino tornò a colpire dieci mesi dopo, il 7 agosto 1993. La vittima fu il tredicenne Lorenzo Paolucci, trucidato a coltellate in un dirupo in località Casale. Fu proprio questo delitto a tradire il responsabile: una scia di tracce ematiche condusse direttamente alla villetta estiva della famiglia adottiva di Luigi Chiatti.
Messo alle strette dalle prove raccolte, il giovane reo confesso ammise entrambi gli omicidi. Agli inquirenti spiegò il piano criminale: voleva sequestrare bambini per tenerli prigionieri per sette anni per combattere la propria solitudine, uccidendoli poi perché incapace di tollerarne il pianto.
La reazione dei familiari e le parole mai dimenticate
La posizione espressa dalla famiglia Paolucci si salda con quella dei parenti di Simone Allegretti. Come evidenziato anche da Zazoom Social News, l’avvocato Giovanni Picuti, storico difensore degli Allegretti, ha ribadito che la cittadinanza non potrebbe accettare il ritorno in libertà dell’uomo.
A pesare sul giudizio pubblico e clinico resta una frase agghiacciante che lo stesso Chiatti confidò in passato a una guardia penitenziaria durante la reclusione: «se esco, ucciderò ancora». Quell’ammissione non è mai stata dimenticata da chi ha seguito le tappe dell’inchiesta.
«Non abbiamo mai chiesto vendetta ma solo che rimanga dentro per rispetto di questi due bambini che sono morti, di mio marito che ha lottato tanto, e per tutti i bambini che sono in giro e che non meritano di avere paura», ha concluso Silvana Paolucci, escludendo qualunque misura alternativa o regime di semilibertà per mancanza di referenti esterni.
L’affidamento dell’incarico peritale a fine novembre rappresenterà il passo decisivo per stabilire se la permanenza nella Rems debba proseguire ancora.
I giudici di Cagliari dovranno attendere gli esiti della perizia per decidere se prorogare la custodia sanitaria o modificare la misura di sicurezza.
Ritenete che le misure di sicurezza per reati simili debbano restare a tempo indeterminato? Scrivetelo nei commenti.
Frequently asked
Dove si trova attualmente Luigi Chiatti?
Dal 2015 Luigi Chiatti si trova ricoverato nella Rems di Capoterra, situata in provincia di Cagliari.
Quanti anni di carcere ha scontato Luigi Chiatti?
Ha interamente scontato la pena detentiva, ridotta a ventisette anni effettivi grazie all'indulto e ai benefici previsti dalla legge.
Chi erano le vittime del Mostro di Foligno?
Le vittime furono Simone Allegretti, un bimbo di quattro anni ucciso nel 1992, e Lorenzo Paolucci, tredicenne assassinato nel 1993.
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