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Pensione anticipata a 64 anni, lo scontro tra Salvini e Durigon sui fondi della Manovra
La pensione anticipata 64 anni accende il confronto politico all’interno della stessa maggioranza di governo. Il vicepremier Matteo Salvini assicura che il fondo inserito nel disegno di legge di Bilancio consentirà l’uscita anticipata a 64 anni per i nati dal 1960, mentre il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon frena sui conti, avvertendo che lo stanziamento previsto potrebbe rivelarsi insufficiente per coprire l’intera platea.
Al centro del dibattito non c’è solo la dotazione economica, ma anche il meccanismo tecnico che regola l’accesso all’assegno. Chi spera di lasciare il lavoro con 64 anni di età e 20 anni di contribuzione rischia infatti di scontrarsi con requisiti di reddito molto stringenti, che finiscono per premiare chi ha stipendi alti ed escludere chi ha carriere discontinue.
La linea di Matteo Salvini: uscita a 64 anni estesa anche al sistema misto
La posizione sostenuta dal leader leghista punta a trasformare l’articolo 52 del ddl di Bilancio nel canale principale per superare i vincoli della legge Fornero. Secondo l’impostazione promossa da Matteo Salvini, il fondo da 850 milioni di euro l’anno per il triennio 2027-2029 deve servire a garantire l’uscita a 64 anni invece che a 67 anni. La misura viene presentata come una soluzione concreta per i lavoratori nati dal 1960 in poi, aprendo la porta anche a chi possiede versamenti precedenti al 1996.
Nelle intenzioni della forza politica, l’estensione al sistema misto dovrebbe poggiare su una combinazione di 64 anni di età e 36 anni di contributi, accettando il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. La promessa è quella di garantire una via di fuga dal lavoro a decine di migliaia di italiani, superando le rigide scadenze ordinarie.
I dubbi di Claudio Durigon e il nodo delle risorse per la platea
La lettura del sottosegretario al Lavoro frena gli entusiasmi e mette l’accento sulla sostenibilità finanziaria. Intervenendo all’Urania Policy & Business Forum, Claudio Durigon ha tracciato i confini numerici dell’operazione, stimando una platea potenziale compresa tra i 50mila e gli 80mila lavoratori. Una cifra rilevante, che rischia di non trovare copertura nel budget attualmente stanziato dall’esecutivo.
Come riporta PMI.it, il sottosegretario ha spiegato che il fondo potrebbe risultare insufficiente e che toccherà al Parlamento valutare eventuali risorse aggiuntive prima che il provvedimento legislativo prenda forma definitiva. Senza nuovi stanziamenti, l’ipotesi di allargare i pensionamenti anticipati rischierebbe di arenarsi o di richiedere tagli ancora più pesanti sull’importo finale degli assegni.
| La proposta politica di Matteo Salvini | I rilievi tecnici di Claudio Durigon |
|---|---|
| Uscita anticipata a 64 anni accessibile ai nati dal 1960. | Platea potenziale stimata tra 50mila e 80mila lavoratori. |
| Fondo da 850 milioni considerato la base per partire. | Risorse ritenute insufficienti senza modifiche parlamentari. |
| Estensione della flessibilità a chi ricade nel sistema misto. | Necessità di una legge successiva e coperture certe. |
Cosa stabiliscono le norme attuali e la circolare INPS
Al di là delle dichiarazioni politiche, il quadro normativo in vigore poggia su basi contabili molto rigide. La pensione anticipata contributiva ordinaria è riservata esclusivamente a chi ha iniziato a versare dopo il 1° gennaio 1996. Secondo l’analisi pubblicata da Investireoggi, l’accesso a questo canale non dipende soltanto dagli anni di contributi, ma impone il raggiungimento di un assegno pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, creando un paradosso evidente: chi ha guadagnato meno durante la carriera rischia di dover lavorare più a lungo pur avendo raggiunto l’età anagrafica.
Nel 2026 questa soglia economica equivale a 1.638,72 euro lordi mensili, cifra che si riduce a 1.529,47 euro per le lavoratrici con un figlio e a 1.420,22 euro con almeno due figli. A rendere il percorso ancora più stretto interviene la circolare INPS numero 28 del 16 marzo 2026. Il testo stabilisce che dal 2027, per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, i requisiti anagrafici e contributivi saliranno a 64 anni e 1 mese di età e 20 anni e 1 mese di contribuzione effettiva, con una finestra mobile di tre mesi prima di ricevere il primo rateo.
Inoltre, l’articolo 52 del disegno di legge di Bilancio A.C. 3174-bis istituisce il fondo per le uscite dal lavoro, ma non contiene ancora alcun requisito applicativo immediato. Per i lavoratori con contributi antecedenti al 1996, la pensione a 64 anni resta dunque un’ipotesi subordinata all’approvazione di una legge successiva.
Il passaggio parlamentare e il destino degli emendamenti
Il testo della Manovra si trova ora all’esame della Commissione Bilancio della Camera. Durante l’iter parlamentare la maggioranza dovrà decidere se rifinanziare il fondo per consentire l’uscita a 64 anni con 36 anni di contributi nel sistema misto o se mantenere i criteri restrittivi del sistema contributivo. La partita si giocherà tutta sugli emendamenti che i partiti presenteranno prima del voto finale in Parlamento.
Resta ancora da chiarire se la futura legge attuativa abbasserà la soglia minima economica per evitare l’esclusione dei redditi bassi o se l’anticipo resterà un privilegio per chi ha carriere stabili e retribuzioni elevate. Voi da che parte state: considerate realistica la pensione a 64 anni o ritenete che i vincoli finanziari bloccheranno la riforma? 🤔

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