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Pensione da restituire all’INPS: la Cassazione cancella la perdita dell’intero anno

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Palazzo della Corte di Cassazione a Roma
La Suprema Corte ha stabilito un nuovo principio di proporzionalità sui rimborsi richiesti ai pensionati.

Chi ha violato il divieto di cumulo lavorando durante il pensionamento anticipato non deve più rimborsare un intero anno di assegni previdenziali: la somma della pensione da restituire inps sentenza cassazione è limitata esclusivamente a quanto effettivamente guadagnato con l’attività svolta. Con la sentenza numero 26864 del 14 ottobre, la Corte di Cassazione ha stabilito che la sanzione non può azzerare dodici mesi di ratei per poche giornate di impiego, ristabilendo i principi di ragionevolezza e proporzionalità tra sanzione economica e compenso percepito.

Il caso emblematico arrivato fino all’ultimo grado di giudizio riguarda un pensionato di 72 anni del Ravennate, uscito dal lavoro tramite Quota 100. L’uomo aveva lavorato per una sola giornata presso un’azienda agricola locale, ricevendo un compenso di appena 59,58 euro lordi. A fronte di questo minuscolo importo, l’INPS aveva emesso una richiesta di rimborso pari a 19.632,74 euro, pretendendo indietro tutti i ratei percepiti durante l’intero anno solare. Il contenzioso, seguito dall’avvocato Federica Moschini, era passato per il tribunale di Ravenna e per la Corte d’Appello di Bologna, prima che gli ermellini cancellassero la maxi-sanzione obbligando il cittadino a restituire soltanto i 59,58 euro intascati.

Cosa cambia per il divieto di cumulo con i redditi da lavoro?

Cosa cambia per il divieto di cumulo con i redditi da lavoro?

Le misure di flessibilità in uscita come Quota 100, Quota 102 e Quota 103 sono nate per favorire il ricambio generazionale, imponendo l’incompatibilità totale tra l’assegno previdenziale e i redditi da lavoro fino al compimento dei 67 anni di età previsti per la pensione di vecchiaia. L’unica deroga espressamente consentita dalla disciplina riguarda il lavoro autonomo occasionale entro il tetto massimo di 5.000 euro lordi all’anno.

Fino a questo intervento della Suprema Corte, l’ente previdenziale applicava una scure automatica: la semplice esistenza di un rapporto lavorativo subordinato o di una collaborazione coordinata e continuativa (Co.Co.Co.) faceva decadere l’assegno per tutti i dodici mesi di quell’anno di calendario. La rigidità del sistema colpiva indistintamente chi avviava una carriera continuativa e chi prestava servizio per un solo giorno.

La richiesta di restituzione deve riguardare solo quanto effettivamente guadagnato con l’attività lavorativa.

I principi di ragionevolezza e proporzionalità

I giudici di legittimità hanno richiamato i paletti fissati dalla Corte Costituzionale con la sentenza 162/2025, evidenziando che una sanzione sproporzionata finisce per violare la tutela stessa del reddito previdenziale. Azzerare un anno di sussistenza per poche decine di euro trasforma un meccanismo di regolazione del mercato in una punizione punitiva ingiustificata.

Criterio Precedente Nuovo Principio di Cassazione
Decadenza dell’intero assegno pensionistico per l’anno solare in corso Restituzione limitata alla cifra esatta guadagnata con l’attività lavorativa
Recupero integrale indipendente dall’entità del compenso (anche per 59 euro) Salvaguardia dell’assegno: la somma tra lavoro e pensione residua non eccede l’importo annuo

La quantificazione del debito verso l’istituto previdenziale segue ora una formula matematica lineare:

  1. L’ente verifica il reddito da lavoro effettivamente percepito in violazione del divieto di cumulo.
  2. L’importo richiesto a rimborso corrisponde al centesimo al compenso ottenuto e non all’intera annualità.
  3. La pensione rimanente, sommata al piccolo guadagno extra, garantisce il mantenimento del trattamento economico originario calcolato in sede di liquidazione.

Resta invece confermata l’impossibilità di sommare liberamente stipendi elevati o impieghi a tempo pieno con le prestazioni anticipate. Il principio introdotto dalla pronuncia 26864 protegge esclusivamente i soggetti incappati in prestazioni sporadiche o saltuarie, scongiurando il rischio di vedersi azzerare il reddito di un anno per cifre marginali.

📱 Hai mai affrontato contestazioni dall’INPS sul divieto di cumulo per lavoretti saltuari?

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