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Reddito di restanza per i giovani: fino a 1.000 euro al mese nei piccoli comuni

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Giovani residenti in un piccolo borgo montano delle aree interne
La proposta punta a sostenere il ripopolamento dei borghi attraverso progetti territoriali e nuove attività economiche.

Un contributo mensile fino a 1.000 euro destinato ai residenti tra 18 e 45 anni per contrastare lo spopolamento dei borghi: è il cuore del nuovo reddito di restanza, introdotto dalla proposta di legge numero 78 presentata in Consiglio regionale della Campania dai consiglieri Raffaele Aveta e Gaetano Simeone. Il piano punta a sostenere chi sceglie di vivere o ritornare nei piccoli centri montani e periferici attraverso iniziative sociali o nuove imprese locali.

A differenza di quanto spesso si pensa di fronte a misure di sostegno al reddito, l’iniziativa non prevede alcuna erogazione a pioggia o slegata da impegni concreti. Chi immagina un sussidio automatico concesso per il semplice fatto di abitare in una zona rurale si scontra con una struttura normativa rigida: ogni euro stanziato è vincolato a progetti territoriali verificati o all’apertura effettiva di un’attività economica.

Il provvedimento, intitolato “Misure di contrasto allo spopolamento dei piccoli comuni delle aree interne della Campania”, interviene direttamente sulle aree a forte calo demografico, fissando paletti precisi per evitare trasferimenti di comodo.

Come funziona il reddito di restanza e quali requisiti servono?

Come funziona il reddito di restanza e quali requisiti servono?

La platea dei destinatari comprende i cittadini di età compresa tra 18 e 45 anni che mantengono la dimora abituale da almeno dodici mesi nel comune prescelto. La proposta apre le porte anche a chi ha lasciato il paese in precedenza, purché vi abbia vissuto per almeno un anno e ristabilisca ufficialmente la propria residenza prima di ricevere il primo accredito.

I borghi ammessi al beneficio devono rispettare condizioni territoriali stringenti, individuate a partire dai dati demografici elaborati dall’ISTAT:

  • Popolazione residente inferiore a duemila abitanti;
  • Inclusione nella Strategia nazionale per le aree interne (SNAI);
  • Classificazione come comune montano, periferico o ultraperiferico, oppure adesione a Comunità o Unioni montane;
  • Territori aggiuntivi individuati dalla Giunta regionale per elevato invecchiamento, fuga giovanile e carenza di servizi essenziali.

Per distribuire equamente le risorse ed evitare concentrazioni anomale, la proposta fissa un tetto invalicabile: ogni piccolo comune potrà accogliere un massimo di cinque beneficiari in contemporanea. Ma quali compiti dovranno svolgere concretamente i giovani selezionati?

Percorso di comunità o d’impresa: due canali di sostegno

La misura si suddivide in due percorsi distinti e mirati. Il primo canale, denominato percorso di comunità, riconosce 1.000 euro al mese per un periodo massimo di 24 mesi, senza alcuna possibilità di rinnovo, a chi realizza progetti di utilità sociale, innovazione digitale, tutela ambientale o promozione culturale. L’amministrazione comunale esprime un parere motivato sul progetto per verificarne l’utilità effettiva per la collettività locale.

Il secondo canale guarda direttamente allo sviluppo produttivo attraverso il percorso d’impresa. In questo caso l’assegno mensile scende a 800 euro per un massimo di 18 mesi, a cui si aggiunge un contributo a fondo perduto fino a 25.000 euro per coprire le spese vive di avvio o di subentro in un’attività preesistente, anche cooperativa. I guadagni generati dall’attività non comportano riduzioni sull’importo del sostegno.

«Difendiamo le radici», ha chiarito Gaetano Simeone durante la presentazione della proposta a Ciorlano, nel Matese casertano.

Il principio della restanza attiva

Il concetto di restanza, teorizzato dall’antropologo Vito Teti e registrato tra i neologismi dell’Accademia della Crusca, descrive la scelta consapevole di non andarsene per rigenerare la propria terra. Nel disegno di legge campano, questo principio si traduce in una clausola di salvaguardia molto precisa: i progetti civici non possono ricalcare le normali mansioni del personale municipale né sostituire servizi soggetti ad appalto pubblico.

Chi porta a termine con successo il percorso di comunità può compiere il passo successivo e accedere al percorso d’impresa, a patto che la nuova impresa nasca in continuità con il progetto svolto. La durata massima combinata delle due misure non potrà comunque superare i 36 mesi complessivi.

Elemento della proposta Dettagli operativi
Beneficiari ammessi Giovani tra 18 e 45 anni (residenti o rientranti)
Dimensione comuni Meno di 2.000 residenti (aree montane o SNAI)
Percorso di comunità 1.000 euro al mese (durata massima 24 mesi)
Percorso d’impresa 800 euro al mese (fino a 18 mesi) + max 25.000 euro
Limite presenze Massimo 5 beneficiari attivi per singolo comune

A che punto si trova l’iter del provvedimento?

A che punto si trova l'iter del provvedimento?

Il testo è stato depositato il 12 ottobre ed è stato assegnato alla Prima Commissione consiliare per l’esame di merito, mentre la Seconda Commissione si occuperà della verifica delle coperture economiche. Trattandosi di un disegno di legge in fase di discussione preliminare, non esistono attualmente bandi aperti né graduatorie attive.

L’erogazione effettiva dei fondi potrà avvenire esclusivamente dopo il voto favorevole del Consiglio regionale della Campania e l’approvazione delle relative delibere attuative da parte della Giunta.

💚 La permanenza nei piccoli borghi passa dalla creazione di servizi concreti e opportunità autonome di lavoro.

📱 Segui gli aggiornamenti dell’iter legislativo per conoscere le date di pubblicazione dei primi bandi regionali.

👇 Lascia un commento qui sotto e spiega quali progetti servirebbero di più nel tuo comune per convincere i giovani a non partire.

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