NotizieNew
Roberto Dipiazza nella bufera a Trieste per la frase sulle bombe carta: cosa rischia ora il sindaco
Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza è finito al centro di una bufera istituzionale dopo aver pronunciato parole durissime all’indomani delle manifestazioni degenerate in violenza nel capoluogo giuliano. Il primo cittadino di Forza Italia ha affermato che risponderebbe sparando a chi lancia ordigni in città, una frase che ha fatto esplodere la protesta dell’opposizione con la richiesta immediata di dimissioni.
I disordini sono nati a margine della mobilitazione per due giovani morti all’interno dell’Hangar 18 nel Porto Vecchio. Durante il corteo sono rimasti feriti tre agenti delle forze dell’ordine. La presa di posizione del sindaco ha però spostato l’attenzione dal bilancio degli incidenti alla condotta verbale della massima carica cittadina, aprendo uno scontro che coinvolge i vertici nazionali dei partiti.
La sequenza degli eventi: dalla tragedia di Porto Vecchio al caos politico
- La tragedia nell’Hangar 18: la scomparsa di due ragazzi nel complesso abbandonato del Porto Vecchio scuote la comunità locale, spingendo gruppi di cittadini e collettivi a scendere in strada per manifestare.
- I disordini in piazza della Libertà: il corteo perde la sua natura pacifica e sfocia in scontri diretti con le forze dell’ordine, provocando il ferimento di tre poliziotti.
- L’avvio delle indagini della Digos: gli investigatori acquisiscono riprese e filmati per identificare i responsabili dei tafferugli e inoltrano una prima informativa dettagliata alla Procura della Repubblica.
- L’intervista della discordia: il sindaco interviene a mezzo stampa commentando con estrema durezza quanto accaduto ed evocando reazioni a mano armata.
- La mobilitazione delle minoranze: i parlamentari e i dirigenti di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle intervengono all’unisono domandando le dimissioni immediate o il ritiro formale delle frasi pronunciate.
Il punto di rottura: le parole di Roberto Dipiazza e la frase sulle armi
Il momento che ha trasformato una giornata di cronaca nera in una crisi politica si è consumato con le dichiarazioni rilasciate dal primo cittadino. Come riporta Il Piccolo, l’esponente azzurro non ha nascosto la propria rabbia per i danneggiamenti e gli assalti contro la polizia, lasciandosi andare a una dichiarazione che ha scosso il consiglio comunale e l’opinione pubblica:
«La Costituzione prevede il diritto a manifestare, ma le manifestazioni devono essere pacifiche, se questi continuano a usare la violenza allora ci comporteremo di conseguenza: non possono pensare di occupare casa mia e se lanciano bombe carta nella mia città, allora io gli sparo in testa».
Il messaggio è parso subito oltre le righe. Non si tratta di una semplice condanna delle violenze di piazza, ma dell’evocazione esplicita di una reazione letale da parte di un amministratore pubblico. Nel giro di pochi minuti le parole hanno iniziato a rimbalzare da una testata all’altra, innescando una reazione a catena.
La bufera politica e le richieste di dimissioni: dove siamo adesso
Le reazioni del centrosinistra e dei pentastellati sono arrivate a strettissimo giro. Secondo quanto documentato da Open, la deputata dem Debora Serracchiani ha invocato un passo indietro immediato: «A Trieste c’è un sindaco che istiga a ‘sparare in testa’ e tanto basta per chiedergli di fare un passo indietro. È gravissimo che un’istituzione evochi l’esecuzione sommaria contro chiunque, fossero pure gli antagonisti in piazza. Un sindaco quando dice ‘io’ dà l’esempio ai suoi cittadini, e non vorremmo mai che qualcuno gli desse ascolto. A ridosso di scontri di piazza le autorità devono essere ferme ma non incoscienti e non devono parlare con disprezzo della vita, forse pensando di essere un piccolo Trump».
Sulla stessa scia si è espresso l’europarlamentare Sandro Ruotolo, spiegando che se confermate quelle dichiarazioni alimenterebbero solo odio: «Trieste non è una sua proprietà. Un sindaco deve far rispettare la legge e tutelare tutti, non minacciare di sparare in testa alle persone».
Il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli ha rimarcato la gravità inaudita della situazione, esprimendo solidarietà ai poliziotti feriti ma censurando senza appello le parole del primo cittadino: «La violenza va sempre condannata, senza ambiguità, e agli agenti feriti negli scontri va tutta la nostra solidarietà. Ma un rappresentante delle istituzioni non può rispondere alla violenza evocandone altra, addirittura letale. Tanto più in un clima di tensione seguito alla tragica morte di due giovani nel Porto Vecchio. Servono responsabilità, umanità e rispetto delle istituzioni».
I precedenti del primo cittadino tra scontri verbali e polemiche
Non è la prima volta che Roberto Dipiazza catalizza l’attenzione pubblica per uscite sopra le righe. Nel dicembre 2025, durante una seduta del consiglio comunale incentrata sul controverso progetto dell’ovovia cittadina, il sindaco era finito nell’occhio del ciclone per uno scontro con la consigliera del Movimento 5 Stelle Alessandra Richetti.
In quell’occasione, dai banchi dell’aula, Dipiazza aveva urlato: «Non mi sono mai fatto comandare da una donna, tanto meno da te». Quell’episodio aveva scatenato proteste durissime da parte delle opposizioni, che avevano parlato apertamente di scivolone sessista. L’episodio recente riaccende i riflettori sul suo stile comunicativo, giudicato incompatibile con il ruolo istituzionale da chi ne chiede l’uscita di scena.
La questione resta completamente aperta, con la Digos impegnata a formalizzare le denunce per gli scontri di piazza della Libertà e il fronte politico in attesa di capire se il sindaco ritirerà pubblicamente le proprie parole o se la coalizione di maggioranza sceglierà di fare quadrato attorno a lui.
Ritenete che le parole del sindaco meritino le dimissioni o si è trattato solo di un eccesso verbale dovuto alla tensione?

1
2
3
4