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Roberto Dipiazza nella bufera per la frase sulle bombe carta a Trieste: la reazione politica
Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza è finito al centro di un duro scontro politico dopo avere commentato le recenti tensioni di piazza con una frase perentoria: «Se lanciano bombe carta nella mia città, allora io gli sparo in testa». L’affermazione del primo cittadino di Forza Italia ha provocato l’immediata reazione dei partiti di opposizione, che ne chiedono le dimissioni o le scuse pubbliche formali.
La presa di posizione è arrivata a margine degli incidenti registrati nei pressi dell’ex mercato comunale di via Flavio Gioia, dove si sono verificati scontri con le forze dell’ordine e tre poliziotti sono rimasti feriti. Le reazioni delle forze parlamentari hanno trasformato la vicenda cittadina in un caso nazionale.
La copertura mediatica e dove seguire gli sviluppi sulla vicenda
Al momento non è stata comunicata nei palinsesti ufficiali una trasmissione televisiva speciale o una serata monografica interamente dedicata alla vicenda del primo cittadino giuliano. Il dibattito e i relativi aggiornamenti sono trattati all’interno dei consueti spazi informativi dei notiziari nazionali e dei talk show politici del mattino e della prima serata.
Come documentato da Fanpage, la notizia ha suscitato un acceso confronto che coinvolge le principali forze parlamentari di centrosinistra e centrodestra. Eventuali inserti o finestre di approfondimento seguiranno la consueta programmazione delle reti generaliste.
| Voce | Dettaglio |
|---|---|
| Programma | Non comunicato nei palinsesti dedicati |
| Rete | Non comunicata |
| Orario | Non comunicato |
| Streaming | Non comunicato |
I protagonisti della vicenda: da Roberto Dipiazza alle opposizioni
La reazione della politica non si è fatta attendere. Le parole rilasciate al quotidiano locale Il Piccolo hanno provocato una pioggia di critiche da parte dei leader nazionali e territoriali dell’opposizione.
La deputata del Partito Democratico Debora Serracchiani ha attaccato duramente il sindaco: «A Trieste c’è un sindaco che istiga a ‘sparare in testa’ e tanto basta per chiedergli di fare un passo indietro. È gravissimo che un’istituzione evochi l’esecuzione sommaria contro chiunque, fossero pure gli antagonisti in piazza». Serracchiani ha domandato il ritiro pubblico delle dichiarazioni.
Sulla stessa linea il leader di Azione Carlo Calenda, il quale ha espresso il proprio sdegno: «Spero bene che il sindaco ritiri queste parole ridicole e insieme gravissime o si dimetta», sottolineando che «Le istituzioni non possono in nessun caso evocare uccisioni».
Anche il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli ha definito le uscite del sindaco «di una gravità inaudita», rimarcando: «Un rappresentante delle istituzioni non può rispondere alla violenza evocandone altra, addirittura letale». La capogruppo di Alleanza Verdi-Sinistra alla Camera Luana Zanella ha affermato che «è incredibile» quanto accaduto, sostenendo che il sindaco «Deve scusarsi con tutta la comunità triestina che non merita di avere il più alto rappresentante così fuori controllo fino a fomentare violenza». Richieste di dimissioni sono giunte anche dall’europarlamentare dem Annalisa Corrado, mentre il presidente regionale Massimiliano Fedriga ha esortato a frenare le tensioni.
Cosa ha preceduto le dichiarazioni: gli incidenti di via Flavio Gioia
Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, il contesto in cui sono maturate le frasi risale a venerdì 6 novembre, quando circa 200 persone si sono ritrovate in piazza Libertà.
La mobilitazione era stata organizzata in seguito alla scomparsa della giovane Marilisa Covasso, di 21 anni, e di un ragazzo di 23 anni di nazionalità marocchina, deceduti all’interno del Magazzino 18 nel Porto Vecchio a causa di un incendio. Una parte del corteo ha poi cercato di fare ingresso nell’ex mercato comunale di via Flavio Gioia, immobile di proprietà municipale chiuso dal 2016, da tempo al centro di richieste per la creazione di un dormitorio.
Il blocco operato dal personale di polizia ha innescato lanci di oggetti e scontri. Tre agenti sono rimasti feriti, fra cui il vicario della Questura Leonardo Boido, raggiunto dall’esplosione di una bomba carta caduta sul selciato. Intervistato sulle vicende, Roberto Dipiazza ha dichiarato: «La Costituzione prevede il diritto a manifestare, ma le manifestazioni devono essere pacifiche, se questi continuano a usare la violenza allora ci comporteremo di conseguenza: non possono pensare di occupare casa mia e se lanciano bombe carta nella mia città, allora io gli sparo in testa».
Non è la prima circostanza in cui il primo cittadino si trova al centro di accese polemiche per le sue espressioni. Lo scorso anno si era scontrato in Consiglio comunale con l’esponente pentastellata Alessandra Richetti, affermando: «Non mi sono mai fatto comandare da una donna, figuriamoci da te». Più di recente era stato contestato per la condivisione di una foto raffigurante Elly Schlein vestita da Befana, oltre a uno sfogo pronunciato a settembre verso i promotori di un ricorso al Tar relativo al Porto Vecchio, con la frase: «Politicanti di merda, spero possano morire».
Cosa succederà ora: gli accertamenti investigativi e le richieste dei sindacati
Sul fronte giudiziario, la Digos prosegue le verifiche per ricostruire le responsabilità individuali relative ai disordini di via Gioia, dopo che una manifestante è già stata denunciata per resistenza. Nuove segnalazioni potrebbero emergere nelle prossime ore all’esito dei filmati acquisiti.
La questione della sicurezza ha registrato anche la presa di posizione delle rappresentanze dei lavoratori in divisa. Il segretario generale del Coisp Domenico Pianese ha spiegato: «Nel contratto di lavoro di chi indossa una divisa non c’è scritto che si debba fare da bersaglio a bombe carta, mazze, bastoni o sampietrini». In una nota congiunta, le sigle Siulp e Coisp hanno tuttavia evidenziato che la città sconta le difficoltà nella gestione dell’emergenza accoglienza, chiedendo soluzioni strutturali.
I prossimi passaggi annunciati riguarderanno l’esame dei provvedimenti da parte dell’autorità giudiziaria e le discussioni previste nelle assemblee cittadine, dove le minoranze presenteranno le loro istanze formali.
Ritenete che il sindaco debba fare un passo indietro dopo queste parole o condividete la sua reazione di fronte agli scontri? 💬

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