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Rivalutazione pensioni 2027, la stretta della Manovra sugli assegni e le perdite fino a 3mila euro
La rivalutazione pensioni 2027 subisce una pesante sforbiciata all’interno del disegno di legge di bilancio, con riduzioni dell’adeguamento all’inflazione che colpiscono i trattamenti medio-alti. Gli assegni più consistenti rischiano una perdita fino a 3.000 euro nel solo 2027, con un risparmio complessivo stimato per le casse pubbliche di 14,2 miliardi di euro in dieci anni.
Mentre i talk show e i notiziari approfondiscono l’impatto economico sui bilanci familiari, la misura fa discutere per gli effetti a lungo termine. Il blocco parziale della perequazione abbassa infatti la base di calcolo per tutti gli anni a venire, rendendo il sacrificio strutturale per milioni di contribuenti.
Le sei fasce dell’articolo 55 e i tagli agli assegni sopra quattro volte il minimo
Il cuore del provvedimento risiede nell’articolo 55 della bozza della manovra, che fissa un sistema di percentuali decrescenti di perequazione rispetto all’inflazione, stimata attorno al 2,9%. Come illustrato da Finanza.com, la copertura totale contro l’aumento dei prezzi viene garantita soltanto alle pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo INPS, che ottengono il 100% dell’indicizzazione.
Salendo di scaglione, la quota di recupero si riduce sensibilmente. Per gli importi compresi tra quattro e cinque volte il minimo, l’adeguamento scende all’85%. Tra cinque e sei volte il minimo, la percentuale crolla al 53%, per poi passare al 47% tra sei e otto volte. La forbice si stringe ulteriormente per i trattamenti più alti: tra otto e dieci volte il minimo spetta il 37%, mentre oltre dieci volte la soglia minima la rivalutazione si ferma al 32%.
La logica dei risparmi di bilancio e il nodo dell’IRPEF sui redditi medio-alti
La scelta del governo risponde alla necessità di reperire risorse per la manovra economica, puntando a un risparmio calcolato in 14,2 miliardi di euro sull’orizzonte decennale. Il meccanismo non applica un taglio diretto all’assegno già erogato, ma comprime l’adeguamento al costo della vita, penalizzando chi percepisce importi frutto di decenni di contributi elevati.
La penalizzazione tocca da vicino ex dipendenti con carriere continuative, ex dirigenti pubblici e privati e titolari di trattamenti cumulati. Questi soggetti versano già aliquote IRPEF elevate sui loro redditi previdenziali, dal momento che la pensione viene tassata in modo ordinario. La perdita del potere d’acquisto non potrà essere recuperata in futuro, poiché ogni rivalutazione successiva partirà da una cifra ridotta rispetto a quella a cui si avrebbe avuto diritto con l’indicizzazione piena.
| Cosa | Dettaglio |
|---|---|
| Fascia al 100% | Pensioni fino a 4 volte il minimo INPS |
| Fascia 4-5 volte il minimo | Rivalutazione all’85% dell’inflazione stimata |
| Fascia minima oltre 10 volte | Adeguamento fermo al 32% |
| Perdita massima stimata | Fino a 3.000 euro nel 2027 per gli assegni più alti |
| Risparmio per lo Stato | 14,2 miliardi di euro stimati in 10 anni |
Le proteste dei sindacati e la mobilitazione lanciata da Genova
Il provvedimento ha innescato l’immediata reazione delle rappresentanze sindacali, pronte a dare battaglia durante l’iter parlamentare alla Camera. Come documenta DiariodelWeb.it, la confederazione guidata da Daniela Fumarola ha aperto una mobilitazione nazionale intitolata «Il Patto che unisce», partita con una manifestazione a Genova che ha coinvolto quadri e pensionati delle regioni del Nord.
La segretaria generale della Cisl contesta la rimodulazione dell’articolo 55 e chiede una modifica sostanziale del testo. L’organizzazione sindacale punta il dito anche su altri capitoli della manovra, come l’allargamento del regime forfettario a 100mila euro e il ridimensionamento degli organici scolastici, che prevede 6.974 posti in meno tra docenti e personale ATA.
«Il Patto che unisce»
L’iter parlamentare alla Camera e le date della protesta di piazza
Il percorso della manovra entra nella fase più delicata, con l’esame degli emendamenti alla Camera che determinerà il testo definitivo della legge. I sindacati hanno già calendarizzato le prossime manifestazioni: la seconda tappa della mobilitazione della Cisl si terrà a Gioia Tauro il 28 novembre, mentre l’appuntamento conclusivo è fissato a Roma per il 12 dicembre.
Il confronto politico resta aperto sulla possibilità di introdurre correttivi o franchigie di salvaguardia più favorevoli per non erodere ulteriormente gli assegni della classe media, che attendono risposte prima del voto finale di fine anno.
Ritenete giusto limitare l’adeguamento all’inflazione per le pensioni medio-alte per finanziare i conti pubblici?

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