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Xylella a Mesagne, rubati oltre 120 ulivi resistenti: il piano per la rinascita finisce nel mirino dei ladri
Il piano di ripartenza dell’agricoltura pugliese subisce un duro arresto nelle campagne di Mesagne, dove un raid mirato ha portato alla sparizione di oltre 120 giovani piante di ulivo resistenti al batterio della Xylella fastidiosa. La sottrazione azzera gli investimenti avviati per far rinascere i terreni dopo le devastazioni degli anni scorsi e apre uno scenario inquietante sui traffici illegali che minacciano le aree rurali.
Gli agricoltori si trovano a fare i conti con un assalto sistematico che va oltre il semplice danno patrimoniale immediato. L’episodio ha fatto scattare l’intervento delle autorità competenti, mentre resta da chiarire come sia possibile far sparire decine di alberi destinati al rilancio produttivo senza lasciare tracce immediate.
La sequenza dei fatti: come le campagne di Mesagne sono finite sotto attacco
- La fase dei reimpianti: gli imprenditori agricoli locali mettono a dimora cultivar selezionate per resistere al parassita, tra cui le varietà Leccino e Lecciana, necessarie per ripristinare il patrimonio olivicolo del Salento.
- I primi saccheggi nelle strutture: nelle province di Brindisi e Lecce si intensificano i furti di supporto tecnico, in particolare la sparizione dei pali di ferro utilizzati nei vigneti.
- Il blitz notturno a Mesagne: ignoti prendono di mira un uliveto appena rinnovato e sradicano 123 alberi giovani, come spiegato da BrindisiSera nel denunciare il colpo agli investimenti locali.
- La denuncia alle autorità: i proprietari del fondo formalizzano la segnalazione alla Polizia di Stato per dare il via agli accertamenti sul territorio.
- L’allarme lanciato da Coldiretti: l’organizzazione agricola porta il caso all’attenzione pubblica, confermando l’entità del saccheggio e le difficoltà per chi cerca di ripartire.
Il momento della svolta: l’incursione che colpisce le cultivar Leccino e Lecciana
La svolta in questa vicenda coincide con la scoperta dell’ammanco sul fondo agricolo di Mesagne. Non si è trattato di un comune furto di frutti pendenti, ma dell’eradicazione sistematica di materiale vivaistico pregiato. Il caso riguarda 120 alberi della varietà Lecciana, cultivar strategica per la convivenza con il patogeno vegetale, secondo quanto evidenziato da Brundisium.net nel ricostruire i dettagli della denuncia presentata alle forze dell’ordine.
La sparizione di queste piantumazioni incide direttamente sulla programmazione delle aziende agricole. Reperire e impiantare specie resistenti richiede tempo, autorizzazioni e capitali dedicati. La perdita di un intero lotto vanifica mesi di preparazione del suolo, ritardando l’entrata in produzione dell’oliveto e lasciando scoperte ampie porzioni di terreno rurale.
Raid da tre minuti e mazze sui rami: il metodo delle incursioni
L’azione compiuta a Mesagne si inserisce in un quadro di illegalità diffusa che Coldiretti Puglia monitora con crescente preoccupazione. I gruppi organizzati operano con schemi precisi e rapidissimi. Nei casi di furto delle olive, le squadre riescono a prelevare fino a 30 chilogrammi di prodotto da una singola pianta in un arco di tempo compreso tra 3 e 5 minuti.
Per velocizzare la raccolta furtiva vengono impiegate reti stese sotto le chiome e mazze per colpire violentemente i rami. Le percosse spezzano le fronde e rischiano di compromettere in modo permanente la vegetazione, azzerando la resa delle annate successive. A questa tecnica invasiva si affiancano le razzie di materiali strutturali, compresi i sostegni metallici sottratti ai filari vinicoli delle province salentine.
Cosa succede adesso: le indagini della Polizia e le richieste per la sicurezza
La Polizia di Stato lavora per individuare i canali di ricettazione delle piante sottratte nell’agro di Mesagne. Gli investigatori cercano di capire se il carico sia destinato a un mercato clandestino locale oppure a committenti operanti al di fuori dei confini provinciali. Ricollocare oltre un centinaio di alberi vivi richiede una rete logistica attrezzata e acquirenti compiacenti disposti a impiantare materiale privo di tracciabilità.
Parallelamente, le associazioni di categoria sollecitano una stretta sui controlli nelle aree extraurbane, chiedendo un coordinamento operativo più fitto tra pattuglie e istituzioni locali. Senza una barriera efficace contro i saccheggi notturni, l’intero piano di contrasto alla desertificazione post-batterica rischia di rallentare ulteriormente.
Nelle prossime settimane l’attenzione resterà concentrata sulle verifiche della Polizia nei vivai e nelle aziende della zona, oltre che sulle eventuali misure di presidio annunciate per le campagne brindisine. I controlli riusciranno a fermare il mercato nero prima della prossima stagione di piantumazione?

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