Susan Sarandon affronta pubblicamente l’impatto delle sue idee politiche sul lavoro nell’industria cinematografica statunitense. Al Lido di Venezia per presentare The Echo Chamber, film diretto da Andrea Pallaoro che la vede recitare insieme a Luca Marinelli e Alicia Vikander, l’attrice newyorkese, vicina al traguardo degli 80 anni, ha spiegato come l’ambiente a stelle e strisce mantenga intatte forti riserve sul suo conto.
Al centro delle frizioni rimangono le dichiarazioni espresse in modo continuativo dall’attrice sul conflitto israelo-palestinese. Nonostante il passare dei mesi, l’ostilità di specifici settori del mercato americano continua a limitare le sue opportunità lavorative.
I contratti negati e le pressioni delle agenzie
L’interprete ha delineato con precisione la situazione contrattuale con cui deve fare i conti negli Stati Uniti, sottolineando come la chiusura provenga direttamente dalle strutture di potere dell’intrattenimento.
«Mi sono stati negati diversi film di recente perché ci sono alcune agenzie che ancora oggi dicono alle persone di non assumermi per le mie posizioni politiche», ha dichiarato Sarandon durante l’incontro con la stampa. «Questa è la struttura del potere. Tra la gente comune e specialmente a livello internazionale mi sento invece accolta».
Il sostegno del circuito indipendente internazionale
L’attrice ha chiarito il suo stato d’animo attuale rispetto alle dinamiche del settore:
«C’è stato un cambiamento ma restano posizioni molto radicate nei miei confronti nel mio settore di riferimento. I sionisti non hanno attenuato le ostilità, ma adesso ho trovato la mia famiglia, ho trovato la mia gente e sto bene».

