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Ambrogio Beccaria si ritira dalla Route du Rhum: la caduta e le parole del team

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Ambrogio Beccaria si ritira dalla Route du Rhum: la caduta e le parole del team
Ambrogio Beccaria si ritira dalla Route du Rhum: la caduta e le parole del team

Ambrogio Beccaria deve fermarsi: lo skipper milanese interrompe la sua Route du Rhum dopo un duro incidente nel pozzetto del suo IMOCA Allagrande Mapei. La comunicazione ufficiale conferma che «a causa dei forti dolori alla schiena» il velista si è visto costretto a fare rotta verso le Azzorre per ricevere soccorso medico, abbandonando la quinta piazza conquistata a ritmi serrati nell’Atlantico.

L’episodio si è consumato in mare aperto, mentre la barca viaggiava a velocità estreme in mezzo a un fronte depressionario con raffiche e onde imponenti. L’urto contro le paratie interne ha reso impossibile il proseguimento della regata transatlantica in solitario, trasformando una prova agonistica in una complicata manovra di rientro.

«a causa dei forti dolori alla schiena, si è confrontato con i medici della regata prima di prendere la difficile decisione di ritirarsi dalla competizione. Ora è diretto verso le Azzorre, dove al suo arrivo sarà predisposta l’assistenza medica necessaria. Il team a terra resta in contatto con lui e si sta preparando a raggiungerlo alle Azzorre per accoglierlo e organizzare il rientro della barca».

La nota diramata dallo shore team di Allagrande Mapei, ripresa da La Stampa, formalizza l’abbandono dello skipper milanese. Le parole dello staff spiegano il quadro clinico immediato e le priorità logistiche che impongono oltre 400 miglia di navigazione di ripiego per raggiungere un approdo sicuro.

La rimonta furiosa e l’impatto violento nel pozzetto

La regata di Beccaria era stata intensa fin dalle prime battute. Partito tra i favoriti, aveva ingaggiato un duello ravvicinato con Sam Goodchild nelle prime 48 ore, mantenendo la testa della flotta. Poi la scelta di rotta verso un fronte perturbato a Nord lo aveva bloccato in una zona di bonaccia, facendolo scivolare indietro rispetto al battistrada Corentin Horeau.

Trovato il nuovo flusso d’aria, il velista italiano ha spinto al limite lo scafo per recuperare lo svantaggio. Le medie registrate superavano costantemente i 25 nodi, con picchi oltre i 30 nodi in un oceano sferzato da oltre 30 nodi di vento. Nel pomeriggio precedente all’incidente si era verificato anche un allagamento parziale dovuto a un problema al ballast, che Beccaria aveva asciugato e riparato prima di ripartire a pieno ritmo.

Alle 22:07 UTC, la violenta decelerazione dello scafo sulle onde ha provocato la caduta. Come ricostruito da Giornale della Vela, il velista è piombato a terra all’interno del pozzetto, rimediando un forte trauma che potrebbe aver interessato anche la gabbia toracica e le costole. Negli ultimi filmati inviati a terra indossava già il caschetto di protezione, misura adottata per limitare i pericoli a quelle velocità.

Cosa indicano le comunicazioni e i limiti fisici sugli IMOCA

Il messaggio dei medici e del team chiarisce che il ritiro non è dipeso da un’avaria strutturale dell’imbarcazione. La barca era ancora in grado di navigare a ritmi competitivi. Il fattore determinante risiede nell’incolumità fisica dello skipper, incapace di sopportare le sollecitazioni brutali dell’Atlantico in solitario con la schiena bloccata.

Gli scafi IMOCA sottopongono il corpo a continue forze d’inerzia. Quando un’imbarcazione rallenta di colpo impattando contro un’onda, chi è al timone rischia di essere scagliato contro le strutture rigide in carbonio. La dicitura «difficile decisione» riflette il consulto a distanza: continuare avrebbe esposto Beccaria a danni permanenti in caso di manovre d’emergenza o condizioni meteo peggiori.

Il testo non menziona fratture certe né diagnosi definitive. Le valutazioni cliniche complete avverranno soltanto una volta toccata terraferma, escludendo per ora dettagli che solo gli esami radiografici potranno accertare.

La reazione dello shore team e le difficoltà della flotta italiana

La squadra di assistenza di Allagrande Mapei Racing ha pianificato il viaggio aereo verso le Azzorre per intercettare il navigatore al porto d’arrivo. Il monitoraggio della rotta prosegue minuto per minuto mentre Beccaria conduce la barca a regime ridotto per contenere le fitte dolorose.

Le stesse ore hanno messo a dura prova altri protagonisti della classe. Anche il francese Jeremie Beyou su Charal ha dovuto dichiarare forfait per un incidente analogo. Poco distante, la triestina Francesca Clapcich a bordo di 11th Hour Racing ha visto cedere il bompresso durante una burrasca notturna con 40 nodi di vento, pur decidendo di proseguire la regata a velocità limitata.

«L’intera struttura è esplosa. Quindi non ho più il bompresso. Significa che non posso più utilizzare vele grandi di prua. Vado avanti, ma non era certo la regata che avrei voluto».

La dichiarazione di Clapcich descrive lo scenario ostile affrontato dai velisti italiani in questo tratto di oceano aperto, dove la gestione del sonno e l’impatto con il mare incrociato hanno imposto un conto salatissimo.

Nuovi aggiornamenti sullo stato di salute di Beccaria e sui tempi di recupero verranno diffusi dallo staff subito dopo l’attracco e il primo controllo ospedaliero nell’arcipelago portoghese.

Riuscirà Ambrogio Beccaria a tornare presto al timone del suo IMOCA dopo questo stop forzato?

Frequently asked

Quali lesioni ha riportato Ambrogio Beccaria?

Il velista ha subito un forte trauma alla schiena che potrebbe aver interessato anche la gabbia toracica e le costole. Gli accertamenti e le valutazioni cliniche complete verranno svolti all'arrivo alle Azzorre.

La barca Allagrande Mapei ha subito danni?

No, il ritiro non dipende da un'avaria strutturale e l'imbarcazione era ancora perfettamente in grado di navigare a ritmi competitivi.

Dove sta andando adesso Beccaria?

Sta effettuando oltre 400 miglia di navigazione a regime ridotto per raggiungere le Azzorre, dove lo shore team predisporrà l'assistenza medica necessaria.

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