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Caso Resinovich: 3 DNA maschili ignoti sui reperti, caccia ad Ancona 1
Tre profili genetici maschili distinti e sconosciuti emergono dalle 352 pagine della perizia sui reperti legati alla morte di Liliana Resinovich, aprendo un nuovo capitolo investigativo sul caso: per l’omicidio Resinovich tre ignoti sono ora formalmente ricercati dalla scienza forense. Nessuna di queste tracce biologiche appartiene al marito della vittima, Sebastiano Visintin, né ad altri uomini già mappati nell’indagine, ribaltando parte delle ipotesi finora avanzate.
I periti hanno esaminato oltre 30 oggetti e più di 200 formazioni pilifere (delle quali 82 umane) repertate dopo il ritrovamento del corpo avvenuto nei giardini dell’ex Opp di Trieste, scoprendo firme biologiche del tutto incompatibili con i sospettati storici.
Quali sono i tre profili genetici ignoti isolati sui reperti?

Gli esami genetico-forensi hanno isolato tracce maschili chiare e separate tra loro, posizionate su elementi chiave del ritrovamento. La mappa biologica delineata dagli esperti non mostra un unico profilo, bensì tre fonti maschili del tutto indipendenti.
La prima traccia coincide tra due reperti distinti: lo stesso identico profilo genetico maschile è stato individuato sia sui jeans indossati da Liliana sia su uno dei sacchi neri dell’immondizia che avvolgevano le gambe della donna. La comparazione scientifica evidenzia che non si tratta di contatti separati, ma dell’impronta lasciata da una medesima fonte sconosciuta.
Il secondo profilo è stato denominato convenzionalmente Ancona 1 ed è stato ricavato da un capello repertato sulla manica sinistra della maglietta indossata dalla donna. Le analisi genetico-probabilistiche confermano che non appartiene all’uomo dei jeans e del sacco, né alle persone vicine alla vittima.
Il terzo profilo, infine, è stato prelevato dal cordino delle chiavi custodite nella borsa di Liliana. Su quattro prelievi complessivi eseguiti su quell’oggetto, due hanno permesso di isolare una traccia complessa che risulta incompatibile sia con Ancona 1 sia con il soggetto del sacco nero.
Cosa sappiamo davvero del profilo denominato Ancona 1?
L’attenzione investigativa si concentra fortemente sulla figura classificata nei laboratori come Ancona 1. Isolare questo capello sulla manica della maglietta offre un dato scientifico netto, ma richiede cautela forense nella sua interpretazione criminologica.
Un capello trovato su un indumento può derivare anche da un trasferimento indiretto o da un contatto fugace precedente, rendendo indispensabile chiarire il contesto prima di attribuirgli un ruolo causale nel delitto.
Al momento, la comparazione ha escluso categoricamente che il capello appartenga a Sebastiano Visintin, a suo figlio, ad amici come Claudio Sterpin o ad altre figure maschili note agli inquirenti.
Mito contro realtà: cosa dimostra davvero la genetica forense
Un errore comune nell’interpretazione delle analisi scientifiche consiste nel considerare ogni traccia biologica come una prova diretta del momento dell’omicidio. In realtà, la genetica forense può stabilire con assoluta certezza l’identità o l’alterità del DNA, ma non possiede un orologio molecolare: non è possibile datare il momento esatto in cui il capello o le tracce sui tessuti siano stati depositati.
| Reperto analizzato | Esito del profilo genetico |
|---|---|
| Sacco nero inferiore e Jeans | Profilo maschile ignoto 1 (medesima fonte per entrambi) |
| Capello su manica sinistra maglietta | Profilo maschile ignoto 2 (denominato Ancona 1) |
| Cordino chiavi nella borsa | Profilo maschile ignoto 3 (traccia complessa) |
| Indumenti di Liliana | Fibre compatibili con giubbotto e guanti del marito (nessun DNA) |
Qual è la posizione del marito Sebastiano Visintin alla luce dei dati?

La perizia scientifica firmata dagli esperti Fattorini, Sacchi e Turchi ha analizzato con precisione millimetrica l’eventuale presenza di tracce del marito sul corpo e sugli abiti. Dal punto di vista biologico, nessuno dei tre DNA maschili appartiene all’uomo.
L’unico riscontro materiale collegabile a Visintin consiste in alcune fibre tessili compatibili con il giubbotto a scacchi e con i guanti rossi che l’uomo indossava al momento della sparizione della moglie. Gli esami microscopici e chimici confermano il contatto tra gli indumenti, ma i periti specificano che questo tipo di trasferimento è perfettamente compatibile con la normale convivenza domestica all’interno della stessa abitazione.
Le indagini proseguono ora su una direttrice completamente rinnovata: dare un nome ai tre profili ignoti per stabilire se si tratti di contaminazioni casuali pregresse o della firma di chi ha avuto un ruolo materiale nella sparizione e nella morte di Liliana Resinovich.
🔍 La caccia a questi tre profili genetici apre scenari del tutto inesplorati per la risoluzione del giallo di Trieste.
💬 Cosa ne pensi di questa improvvisa svolta scientifica? Lascia un commento qui sotto per condividere la tua opinione.
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