NotizieNew
Elly Schlein trova l’intesa sull’IA con gli alleati ma la patrimoniale riapre la spaccatura nel campo largo
Elly Schlein incassa un punto programmatico cruciale sulla transizione tecnologica, ma vede riaccendersi subito le tensioni interne sulla politica fiscale. La segretaria del Partito Democratico ha raggiunto una convergenza con gli alleati sull’intelligenza artificiale, proponendo un centro di ricerca pubblico e un dicastero con portafoglio. Dietro la fotografia dell’intesa, però, le divisioni storiche della coalizione tornano a farsi sentire.
Il progetto comune non cancella le distanze. Il confronto sui grandi patrimoni e le decisioni sulle future scadenze elettorali continuano a rendere accidentata la rotta del centrosinistra.
Il piano di Elly Schlein per l’intelligenza artificiale e l’accordo con le opposizioni
La linea dem sull’innovazione punta a un salto di scala continentale. Il Partito Democratico ha formalizzato un documento programmatico che chiede di costituire una struttura cooperativa e pubblica per la ricerca tecnologica, concepita sul modello del Cern di Ginevra. L’intenzione dichiarata da Elly Schlein è insediare la struttura direttamente sul territorio italiano, collegandosi alle AI Factories dell’Unione Europea per fornire capacità di calcolo a ricercatori, atenei e comparto produttivo.
La proposta include anche la nascita di un ministero per l’Innovazione e l’intelligenza artificiale dotato di risorse autonome, riprendendo il disegno di legge firmato dal senatore Lorenzo Basso per accentrare competenze oggi disperse. Come riporta Stylo24, l’iniziativa ha trovato una sponda favorevole da parte dei principali interlocutori del fronte progressista durante la kermesse «Intelligenze» a Cagliari. In quella sede, Stefano Patuanelli per il Movimento 5 Stelle ha promosso l’impostazione dei democratici:
«Non c’è nessun punto all’interno del documento che io non condivida»
Al piano hanno risposto positivamente anche Dafne Musolino di Italia Viva e Vincenzo Vita di Alleanza Verdi e Sinistra, entrambi favorevoli all’ipotesi del centro pubblico di ricerca. I pentastellati hanno rilanciato inserendo nel perimetro programmatico la regolamentazione degli algoritmi, i vincoli ecologici per i grandi centri di calcolo e la redistribuzione dei guadagni derivanti dall’automazione tecnologica.
Il nodo della patrimoniale e le distanze sulla politica estera
I problemi di tenuta emergono appena il dibattito abbandona i server e tocca i portafogli. L’apertura della segretaria dem a un prelievo sui grandi patrimoni ha riacceso contrasti mai sopiti con Giuseppe Conte e i vertici di Italia Viva. Il disaccordo, già emerso durante un recente confronto promosso dalla Cgil, vede il Movimento 5 Stelle schierato piuttosto su una tassazione progressiva delle transazioni finanziarie speculative.
I malumori serpeggiano anche all’interno dello stesso gruppo dirigente democratico. Il parlamentare Filippo Sensi ha etichettato la discussione sulla patrimoniale come un «formidabile atto di autolesionismo», sollecitando la leadership a concentrare le energie su sanità, welfare e crescita economica.
A complicare ulteriormente il quadro programmatico resta il fronte internazionale. La guerra in Ucraina segna una frattura persistente tra le posizioni del Nazareno e quelle del leader pentastellato, contrario all’invio di forniture militari a Kiev: «In Russia ci sono seimila testate nucleari, che vittoria militare puoi ottenere?». Due visioni che faticano a trovare un compromesso formale.
| Cosa | Dettaglio |
|---|---|
| Proposta tecnologica | Creazione di un Cern dell’IA in Italia e istituzione di un ministero dedicato |
| Intesa con gli alleati | Adesione di Movimento 5 Stelle, Italia Viva e Alleanza Verdi e Sinistra |
| Fattori divisivi | Scontro sulla tassazione dei patrimoni e divergenti posizioni sul sostegno a Kiev |
| Asse per la Capitale | Conferma del pieno sostegno alla ricandidatura di Roberto Gualtieri a Roma |
| Nodo Milano | Stallo del Nazareno sull’avvio delle primarie cittadine |
Le reazioni tra i territori: l’asse su Roma e l’attesa di Milano
Se sul terreno nazionale le convergenze restano fragili, sui tavoli delle grandi città Schlein cerca di serrare i ranghi. A Roma la segretaria ha blindato la corsa per il secondo mandato di Roberto Gualtieri, appoggiando apertamente il sindaco e il suo tentativo di allargare l’alleanza civica e progressista per proseguire la trasformazione della Capitale.
Il clima si fa più teso all’ombra della Madonnina. Come racconta Gli Stati Generali, la federazione milanese attende l’autorizzazione di Roma per avviare il percorso dei gazebo. Il Nazareno temporeggia per evitare che la gara meneghina, con ben sette aspiranti candidati, finisca per sovrapporsi alle manovre sulla leadership della coalizione nazionale.
Nel capoluogo lombardo il calendario corre veloce. L’incastro tra le festività invernali e i tempi tecnici riduce lo spazio per un confronto pubblico efficace, mentre tra i nomi circolati nelle scorse settimane Francesca Albanese ha declinato l’invito, lasciando aperti i posizionamenti per figure come Silvia Salis e Giorgio Gori.
Cosa cambia adesso per il Partito Democratico
I prossimi passi dipendono anche dalla Consulta. I giudici costituzionali sono chiamati a esprimersi sulle norme elettorali che impongono l’indicazione del candidato premier voluta dal governo guidato da Giorgia Meloni. Se la previsione dovesse decadere, la necessità di primarie nazionali verrebbe meno, lasciando il peso dei partiti al responso delle urne.
Resta sul tavolo l’ipotesi di una tornata elettorale unificata a maggio, con il voto amministrativo e l’eventuale anticipo delle politiche. Schlein dovrà decidere a breve se sbloccare le regole locali o attendere che il quadro giuridico e le alleanze trovino un assetto definitivo.
Riuscirà l’intesa sull’innovazione a tenere insieme le diverse anime delle opposizioni oltre i veti sul fisco?
Foto: Elly Schlein






1
2
3
4