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Ferrara, il primario Giuseppe Vizzielli chiarisce i dubbi sui vaccini in gravidanza: quali fare e quando
- I vaccini antinfluenzale e anti-Covid sono raccomandati e somministrabili in qualsiasi trimestre di gestazione.
- La vaccinazione contro la pertosse è indicata preferibilmente tra la ventisettesima e la trentaseiesima settimana.
- Contro il virus respiratorio sinciziale è prevista la profilassi dei nuovi nati mediante anticorpi monoclonali.
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L'antinfluenzale e l'anti-Covid sono raccomandati in qualsiasi trimestre e possono essere co-somministrati. Il vaccino contro la pertosse è invece consigliato preferibilmente tra la 27ª e la 36ª settimana di gestazione.
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Come riporta Adnkronos – ultimoratop, il professor Giuseppe Vizzielli, direttore dell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara, ha diffuso indicazioni chiare per la tutela delle donne in dolce attesa. Vaccinarsi durante i nove mesi non costituisce un rischio, ma una barriera medica fondamentale per mamma e neonato.
La presa di posizione coincide con la fase centrale della campagna d’immunizzazione autunnale e invernale. La gestione delle dosi crea ancora perplessità tra le future madri, eppure il piano clinico dell’ateneo ferrarese delinea una scaletta precisa basata sulle indicazioni sanitarie per la stagione in corso.
Quali vaccinazioni devono eseguire le donne durante i mesi di attesa?
La gravidanza comporta modificazioni sul piano immunologico, cardiocircolatorio e respiratorio. Tali cambiamenti fisiologici espongono l’organismo materno a rischi maggiori di complicanze severe qualora si contraggano virus stagionali comuni. L’influenza, ad esempio, può determinare forme respiratorie acute con un incremento concreto dei ricoveri ospedalieri.
«Vaccinare una donna in gravidanza significa proteggere due persone contemporaneamente: la madre e il bambino».
Per questa ragione, la vaccinazione antinfluenzale è formalmente raccomandata in qualunque trimestre di gestazione. Lo stesso principio governa la somministrazione contro Covid-19, indicata per ogni fase della gravidanza, nel puerperio e durante l’allattamento. Entrambe le iniezioni possono avvenire contestualmente nella medesima seduta vaccinale, ottimizzando tempi e accessi ai servizi sanitari.
Ma l’immunizzazione materna non esaurisce i suoi benefici nella protezione diretta della donna: attiva un passaggio biologico decisivo prima del parto.
Quando programmare pertosse e tutela dall’infezione da virus respiratorio sinciziale?
La protezione passiva del feto dipende strettamente dal tempismo con cui la madre riceve i richiami vaccinali. Gli anticorpi sviluppati dalla gestante oltrepassano la barriera placentare e si depositano nel sangue fetale, creando uno scudo biologico pronto all’uso nei primi mesi di vita.
«È importante ricordare anche la vaccinazione contro la pertosse, raccomandata in ogni gravidanza, preferibilmente tra la 27esima e la 36esima settimana, proprio per favorire il trasferimento degli anticorpi materni al bambino».
La pertosse risulta particolarmente insidiosa per i piccolissimi, il cui apparato respiratorio è vulnerabile. Anticipare la risposta immunitaria materna garantisce una copertura efficace sin dal momento della nascita.
Come funziona la profilassi contro il virus respiratorio sinciziale
Accanto ai vaccini tradizionali somministrati alla donna, l’assistenza neonatale dispone di protocolli mirati contro il virus respiratorio sinciziale (RSV), principale responsabile di bronchioliti nei primi dodici mesi. In questo ambito la strategia prevede l’immunizzazione dei nuovi nati mediante anticorpi monoclonali, forniti direttamente dalle strutture sanitarie per azzerare il pericolo di infezioni polmonari precoci.
Questa combinazione di interventi solleva tuttavia obiezioni diffuse, alimentate da convinzioni prive di fondamento clinico.
Cosa smentiscono i dati clinici sui timori diffusi in gravidanza?
Una credenza ricorrente induce molte gestanti a rimandare ogni tipo di vaccinazione a dopo il parto, temendo anomalie fetali o complicanze ostetriche provocate dai farmaci biologici. L’evidenza scientifica documenta una realtà diametralmente opposta.
Il rischio maggiore deriva proprio dalle infezioni contratte senza alcuna difesa. Febbre elevata, insufficienza respiratoria e infezioni batteriche secondarie associate a virus influenzali mettono a dura prova l’equilibrio materno-fetale. I vaccini autorizzati per la gravidanza non contengono agenti patogeni vivi attenuati capaci di nuocere al feto, bensì componenti studiati per stimolare unicamente la produzione mirata di immunoglobuline protettive.
| Profilassi raccomandata | Periodo e modalità indicati |
|---|---|
| Antinfluenzale | Qualsiasi trimestre di gravidanza |
| Anti Covid-19 | Qualsiasi trimestre, post-partum e allattamento |
| Antipertosse | Tra la 27ª e la 36ª settimana di gestazione |
| Anticorpo monoclonale RSV | Somministrazione diretta offerta ai nuovi nati |
Rimane tuttavia scoperto un anello fondamentale della catena preventiva: l’ambiente domestico che accoglierà il neonato.
Perché la protezione richiede il coinvolgimento di familiari e sanitari?
Nei primi mesi di vita il sistema immunitario dei neonati conserva una fisiologica immaturità. Per questo motivo la difesa deve estendersi a cerchio concentrico attorno alla culla, adottando quella che in epidemiologia viene definita strategia cocoon.
I genitori, i nonni e tutte le figure che convivono stabilmente con il piccolo sono invitati a verificare il proprio stato vaccinale. Un’infezione respiratoria asintomatica o lieve in un adulto può tradursi in una patologia severa se trasmessa a un lattante di poche settimane.
Vizzielli richiama a una responsabilità speculare anche i medici e il personale di reparto. Nelle corsie di Ostetricia e Ginecologia, la vaccinazione degli operatori protegge le degenti fragili e assicura la piena continuità dei servizi assistenziali nei picchi epidemici.
Per affrontare il percorso in modo ordinato, gli specialisti consigliano alcuni passi pratici:
- Parlarne con il ginecologo o l’ostetrica curante durante i controlli ecografici ordinari.
- Pianificare la co-somministrazione di antinfluenzale e anti-Covid nelle strutture dedicate.
- Segnare sull’agenda clinica la finestra per il richiamo della pertosse tra la 27ª e la 36ª settimana.
- Sensibilizzare i conviventi stretti affinché aggiornino le coperture prima della data presunta del parto.
Il reparto ospedaliero-universitario estense continua a integrare queste misure informative lungo tutto il percorso nascita della provincia.
I consultori e i punti nascita territoriali forniscono assistenza quotidiana per orientare le famiglie verso decisioni consapevoli.
Avete già programmato le vaccinazioni raccomandate per la stagione o avete dubbi sui trimestri? Scrivetelo nei commenti. 💬
Frequently asked
I vaccini in gravidanza possono essere pericolosi per il feto?
No, i vaccini autorizzati non contengono patogeni vivi attenuati e stimolano unicamente la produzione di anticorpi protettivi utili a madre e feto.
Quando si deve fare il vaccino contro la pertosse in gravidanza?
È raccomandato in ogni gestazione, preferibilmente tra la 27ª e la 36ª settimana, per favorire il passaggio di anticorpi materni al bambino.
Come funziona la strategia cocoon per proteggere il neonato?
Consiste nel verificare e aggiornare la vaccinazione di conviventi stretti e familiari per evitare di trasmettere infezioni respiratorie al piccolo.
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