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Giuseppe Conte rilancia il Reddito 2.0 ma il confronto sulle coperture accende lo scontro

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Giuseppe Conte rilancia il Reddito 2.0 ma il confronto sulle coperture accende lo scontro
Giuseppe Conte rilancia il Reddito 2.0 ma il confronto sulle coperture accende lo scontro

Giuseppe Conte ha annunciato l’inserimento del nuovo Reddito 2.0 M5S tra le priorità programmatiche per il centrosinistra, puntando a reintegrare tra i beneficiari gli adulti tra i 18 e i 59 anni considerati occupabili ma privi di entrate. La mossa riapre immediatamente una frattura netta tra la visione universalistica rivendicata dai pentastellati e l’impostazione selettiva dell’attuale Assegno di Inclusione varato dalla maggioranza guidata da Giorgia Meloni.

Da una parte c’è chi sostiene che il meccanismo in vigore abbia penalizzato milioni di persone in povertà assoluta, dall’altra chi difende la stretta sui conti e la necessità di limitare i sussidi unicamente ai soggetti fragili. La partita si gioca adesso su due modelli di welfare opposti e su una differenza di spesa che supera i 3 miliardi di euro annui.

La proposta di Giuseppe Conte per allargare la platea a 10 miliardi

La linea del Movimento 5 Stelle poggia sul progetto coordinato dal professore di economia aziendale Mario Turco nell’ambito dell’iniziativa Nova, approvato dalla base del movimento con circa il 98% dei consensi. Come riporta TaorminaNews24, Giuseppe Conte ha attaccato duramente le scelte dell’esecutivo spiegando la sua posizione sul sussidio:

«Va rivisto in modo che sia veramente utile per chi è realmente in difficoltà. Ci sono proposte che sono state anche rielaborate alla luce dell’esperienza qui maturata e ci confronteremo ai tavoli. Ma il reddito non è stato cancellato, si chiama oggi assegno di inclusione, solo che hanno fatto cassa sui poveri, per arricchire i colossi delle armi, per arricchire aziende energetiche, per arricchire banche e imprese assicurative. Non è stato cancellato neppure da Meloni. Ha cambiato nome».

Per il M5S la condizione economica deve tornare a essere l’unico vero spartiacque per ricevere il sostegno. Il piano prevede una spesa complessiva compresa tra 9 e 10 miliardi di euro all’anno e mira a intervenire sulle criticità del passato potenziando i centri per l’impiego, la formazione professionale e il coinvolgimento diretto di imprese e Comuni nell’avviamento al lavoro.

La difesa dell’Assegno di Inclusione e i vincoli sui conti pubblici

Sull’altro versante, il quadro normativo dell’Assegno di Inclusione poggia sulla rigida distinzione tra chi può lavorare e chi versa in una condizione oggettiva di fragilità. Come evidenzia l’analisi di Investireoggi, l’attuale misura circoscrive l’accesso ai nuclei in cui sia presente almeno un minorenne, una persona con almeno 60 anni, un componente con disabilità o un soggetto inserito in percorsi di protezione sociosanitaria.

I sostenitori di questo impianto ribadiscono che concentrare le risorse su circa 6 miliardi di euro all’anno evita la dispersione di fondi pubblici verso chi ha la piena capacità lavorativa. In questo schema, un single di 40 anni privo di occupazione e senza carichi familiari viene escluso dall’assegno proprio per spingere l’attivazione occupazionale, limitando l’intervento statale all’assistenza dei casi di vulnerabilità conclamata.

Reddito 2.0 (Movimento 5 Stelle) Assegno di Inclusione (Quadro attuale)
Accesso esteso agli occupabili tra 18 e 59 anni in grave indigenza economica Riservato a nuclei con minori, over 60, disabili o persone svantaggiate
Fabbisogno economico stimato tra 9 e 10 miliardi di euro l’anno Spesa pubblica assorbita pari a circa 6 miliardi di euro l’anno
Scala di equivalenza che include tutti i componenti maggiorenni Scala di equivalenza parametrata solo su carichi di cura e categorie tutelate
Riforma dei centri per l’impiego e cooperazione tra imprese e Comuni Canali separati per il supporto alla formazione e al lavoro

I nodi del confronto tra coperture e alleanze

La distanza tra i due schemi risiede innanzitutto nei numeri. Il passaggio dall’Assegno di Inclusione al modello ipotizzato dal M5S richiede il reperimento di ulteriori 3-4 miliardi di euro all’anno, una cifra che rappresenta il principale scoglio tecnico e politico. Sul fronte delle opposizioni, il Partito Democratico ha mostrato disponibilità al dialogo sul contrasto alle disuguaglianze, Alleanza Verdi e Sinistra si è detta favorevole al rafforzamento degli aiuti, mentre Italia Viva ha assunto una postura più prudente.

Resta aperto anche il tema del funzionamento delle politiche attive. Se da un lato il M5S ammette la necessità di correggere le falle dell’esperienza avviata nel 2019 durante il governo Conte I, dall’altro lato i critici continuano a ritenere inadeguata la capacità delle strutture territoriali di trasformare i sussidi in posti di lavoro stabili.

Il calendario verso la sintesi programmatica

La discussione sul documento economico dovrà ora attraversare passaggi formali già calendarizzati dalle delegazioni politiche. Il cronoprogramma prevede il completamento della bozza comune entro la fine di novembre, una mobilitazione nazionale prima di Natale e lo svolgimento delle primarie di coalizione entro febbraio per individuare la figura di vertice.

Resta da chiarire se la coalizione troverà un accordo sulle coperture finanziarie necessarie a finanziare l’intera platea o se la misura subirà ulteriori modifiche al tavolo programmatico. Voi da che parte state tra il sussidio allargato del M5S e i vincoli dell’attuale Assegno di Inclusione? 🤔

Foto: Giuseppe Conte

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