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Il gatto pescatore Alfie torna libero dopo la rinascita da 12 chili e il salvataggio estremo
- Il gatto pescatore Alfie è tornato libero in Bangladesh dopo mesi di cure per una lesione alla mascella che gli impediva di mangiare.
- Soccorso a soli 5 chili, il felino ha superato i 12 chili di peso presso il centro di riabilitazione della fauna selvatica di Jankichara.
- Prima del rilascio definitivo, Alfie ha trascorso otto settimane in un recinto di una piantagione di tè e ora indossa un collare GPS.
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Alfie ha trascorso un periodo di acclimatamento di otto settimane in un recinto speciale allestito all'interno di una piantagione di tè. Prima di aprire i cancelli, gli esperti gli hanno applicato un collare satellitare GPS da 200 grammi per tracciarne gli spostamenti.
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Il gatto pescatore battezzato Alfie è tornato in libertà dopo mesi trascorsi tra cure veterinarie e un insolito percorso di riabilitazione. Quando era stato soccorso nel nord del Bangladesh lo scorso febbraio, il felino pesava appena 5 chili ed era condannato da una lesione alla mascella che gli impediva di mangiare autonomamente. Oggi ha più che raddoppiato la propria stazza, toccando quota 12 chili, ed è stato rilasciato con un collare satellitare per tracciarne ogni singolo passo.
La notizia del suo reinserimento nell’habitat naturale ha fatto rapidamente il giro dei social network, dove i filmati e i racconti dedicati al salvataggio degli animali selvatici raccolgono migliaia di condivisioni. Il caso di questo raro esemplare ha catturato l’attenzione del pubblico proprio per il lungo percorso clinico che lo ha strappato alla morte, trasformandolo nel protagonista di una complessa operazione scientifica.
Dal soccorso a Jankichara alle cure per la mascella fratturata
L’intervento iniziale è stato condotto dal Dipartimento forestale del Bangladesh, intervenuto nella parte settentrionale del Paese dopo la segnalazione dell’animale ferito. Il felino è stato immediatamente trasferito presso il Centro di soccorso e riabilitazione della fauna selvatica di Jankichara. Le sue condizioni cliniche erano disperate.
Come documentato da Il Fatto Quotidiano, il trauma osseo impediva al felino di cacciare o masticare qualsiasi preda. I veterinari della struttura hanno quindi avviato un piano nutrizionale e medico mirato per consentirgli di riprendere le forze. Settimana dopo settimana, il predatore ha riacquistato tono muscolare, superando i dodici chili di peso prima che si potesse anche solo pianificare una sua ricollocazione all’aperto.
L’esperimento nella piantagione di tè e il collare satellitare
Rilasciare un animale selvatico dopo una degenza così prolungata presenta rischi notevoli. Se liberato all’improvviso in un territorio sconosciuto, qualsiasi esemplare tende per istinto a disperdersi o a tentare di tornare nel luogo originario del ritrovamento, esponendosi di nuovo a pericoli mortali. Per superare l’ostacolo, gli operatori hanno stretto un accordo con i gestori di una piantagione di tè locale.
All’interno della tenuta è stato allestito un recinto speciale, dove il gatto pescatore ha trascorso un periodo di acclimatamento durato otto settimane. Questo passaggio ha consentito ad Alfie di prendere confidenza con i rumori, il clima e la vegetazione circostante. Come evidenziato da Zazoom Social News, prima dell’apertura definitiva dei cancelli al predatore è stato applicato un dispositivo GPS dal peso di circa 200 grammi, calibrato appositamente per non ostacolare i suoi movimenti nell’acqua e tra le piante.
Cosa conferma il monitoraggio e quali dubbi restano aperti
L’area della piantagione è stata scelta perché circondata da zone umide, l’ecosistema fondamentale per le abitudini di caccia tipiche di questa specie acquatica. Il progetto vuole verificare sul campo se un territorio modificato dalle attività agricole umane possa comunque offrire rifugio stabile e risorse alimentari sufficienti a un esemplare riabilitato.
Il collare satellitare trasmette ora i dati di posizione agli studiosi, chiamati a valutare la validità di questo protocollo graduale di rilascio. Resta infatti da chiarire se Alfie manterrà la residenza all’interno delle paludi della piantagione o se deciderà di intraprendere lunghi spostamenti verso altri settori del nord del Paese.
I prossimi riscontri dell’indagine sul campo dipenderanno dai report cartografici inviati dal dispositivo nelle prossime settimane. Seguirete i prossimi aggiornamenti su questo speciale esperimento di tutela della fauna selvatica?
Frequently asked
Quali problemi fisici aveva il gatto pescatore Alfie al momento del soccorso?
Al momento del soccorso lo scorso febbraio nel nord del Bangladesh, Alfie pesava appena 5 chili e presentava una grave lesione alla mascella che gli impediva di cacciare e masticare.
Dove è stato curato il gatto pescatore?
Il felino è stato assistito dal personale del Centro di soccorso e riabilitazione della fauna selvatica di Jankichara, dopo l'intervento del Dipartimento forestale del Bangladesh.
Perché è stata scelta una piantagione di tè per la riabilitazione?
L'area della tenuta è circondata da zone umide ideali per le sue abitudini di caccia e permette di verificare se un territorio modificato dall'uomo possa offrire rifugio e cibo sufficienti a un esemplare riabilitato.
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