Polonia, la tomba 75 del XVII secolo: sepolta a 18 anni con una falce alla gola e un lucchetto al piede
Nel villaggio di Pień, nella Polonia centro-settentrionale, gli archeologi hanno portato alla luce una sepoltura del XVII secolo destinata a riscrivere gli studi sulle pratiche funerarie dell’epoca. La tomba, catalogata con il numero 75, custodiva i resti di una giovane donna sottoposta a un trattamento post-mortem specifico per neutralizzare una presunta minaccia per la comunità.
L’indagine scientifica, pubblicata sulla rivista Journal of Archaeological Science: Reports, è stata condotta da un gruppo di ricerca dell’Università Niccolò Copernico di Toruń sotto la guida di Dariusz Poliński. L’area scavata comprende due diversi settori: uno di epoca medievale (tra il X e l’XI secolo) e uno postmedievale, all’interno del quale sono state registrate 101 tombe seicentesche.
I dati biologici emersi dallo scavo

Dettaglio dello scavo archeologico relativo alla tomba 75.
Le analisi osteologiche, genetiche e isotopiche hanno ricostruito il profilo della defunta. Si trattava di una ragazza di età compresa tra i 17 e i 19 anni, alta circa 165 centimetri, deceduta per cause non identificate ma senza segni visibili di malnutrizione.
I dati isotopici indicano che la giovane è cresciuta nella regione, mentre le analisi del DNA rivelano antenati recenti originari della Scandinavia. La datazione al radiocarbonio colloca la deposizione attorno alla metà del XVII secolo, con il corpo disposto supino secondo il rito cristiano consueto.
Il doppio rito protettivo: falce e lucchetto
La particolarità della tomba 75 risiede negli oggetti metallici posizionati a stretto contatto con lo scheletro. Sul collo della donna era stata sistemata una grande falce da lavoro con la lama rivolta direttamente verso la gola, mentre all’alluce del piede sinistro era agganciato un lucchetto triangolare.

La letteratura archeologica riporta casi isolati di falci o di lucchetti in sepolture europee postmedievali, ma questa è la prima volta in cui i due elementi compaiono contemporaneamente sullo stesso individuo. La disposizione risponde a una precisa funzione apotropaica: impedire alla defunta di rialzarsi o recidere il contatto materiale tra il mondo dei morti e quello dei vivi.
Gli specialisti ritengono probabile che la fossa sia stata riaperta dopo l’inumazione originaria. Il terreno mostra evidenti rimaneggiamenti strutturali, suggerendo che la falce sia stata posizionata sul collo in un secondo momento, come ulteriore misura difensiva adottata dalla comunità locale.

Reperti e rilievi archeologici emersi dallo studio della sepoltura.
Tracce di seta e alto rango sociale
Nonostante le pratiche anti-non-morti applicate al cadavere, emergono indizi chiari sul rango sociale elevato della ragazza. Tra i resti sono stati recuperati fili metallici e frammenti di un tessuto in seta appartenuti a un copricapo cerimoniale di pregio, accessorio costoso per la Polonia del Seicento.
Gli elementi raccolti escludono la natura ebraica del cimitero per assenza di tratti rituali specifici, indirizzando l’attribuzione verso una comunità protestante. Il ritrovamento della tomba 75 documenta la risposta materiale e rituale di una comunità del XVII secolo di fronte alla paura razionale o superstiziosa generata da un individuo ritenuto pericoloso anche dopo la morte.
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