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Tajani e il cappellino Maga: il post cancellato da Bonaccini finisce a Bruxelles

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Tajani e il cappellino Maga: il post cancellato da Bonaccini finisce a Bruxelles
Tajani e il cappellino Maga: il post cancellato da Bonaccini finisce a Bruxelles

Antonio Tajani con il berretto rosso simbolo del movimento di Donald Trump in testa non è mai esistito: l’immagine diffusa online dal presidente del Partito Democratico Stefano Bonaccini è un falso generato con l’intelligenza artificiale. Il post, accompagnato dalla didascalia «Mai stati trumpiani», intendeva ironizzare sulle posizioni del vicepremier, ma la sua pubblicazione ha acceso uno scontro istituzionale arrivato fino ai vertici dell’Eurocamera.

Sebbene il post sia stato rimosso poco dopo, la scelta di ricorrere a un contenuto visivo artefatto ha aperto un fronte durissimo tra maggioranza e opposizione. La spiegazione fornita dal presidente dem, che ha liquidato l’episodio come una semplice battuta satirica, non è bastata a spegnere l’incendio.

Come è nata la foto modificata e cosa mostrava l’originale

Al centro della controversia c’è la differenza tra lo scatto reale e la versione modificata con software digitali. Come ricostruito da Calabria 7, Antonio Tajani aveva effettivamente ricevuto quel copricapo durante la sua partecipazione come osservatore al Board of Peace promosso dall’ex presidente statunitense. In quella circostanza, però, il leader azzurro teneva l’oggetto semplicemente in mano, senza averlo mai calzato.

Il chiarimento del ministro degli Esteri era già arrivato in precedenza in termini inequivocabili:

«Mi hanno regalato quel cappellino rosso, ma l’ho lasciato sul tavolo. Mai portato in Italia e tantomeno mai indossato».

Nel fotomontaggio circolato sui profili di Stefano Bonaccini, al contrario, il berretto con la scritta «Make America Great Again» compariva calzato direttamente sul capo del ministro. La rettifica successiva del presidente democratico ha fatto leva sul fatto che il vicepremier fosse stato comunque immortalato accanto a quel simbolo, definendo il post un meme satirico. Tuttavia, la trasformazione di una foto reale in un’immagine manipolata ha spinto Forza Italia a denunciare l’operazione come un atto deliberato di disinformazione.

Cosa rischia Bonaccini dopo la segnalazione del Ppe a Roberta Metsola

La polemica ha superato i confini nazionali per approdare direttamente al Parlamento europeo. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, la delegazione italiana del Partito Popolare Europeo ha formalizzato una lettera indirizzata alla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola e agli eurodeputati del Pd, contestando l’operato di Stefano Bonaccini e l’uso di contenuti alterati nei confronti di un membro di governo.

La presa di posizione del Ppe punta a denunciare il ricorso a strumenti di intelligenza artificiale per fabbricare prove visive fittizie nel dibattito tra partiti. L’iniziativa a Bruxelles trasforma così una schermaglia sui social network in un caso procedurale che chiama in causa il comportamento etico degli europarlamentari.

La richiesta di scuse e la reazione di Forza Italia

I vertici azzurri hanno reagito compatti chiedendo passi formali immediati. Il segretario di Forza Italia ha ribadito come, «in questi momenti di guerra ibrida», sia pericoloso affidarsi a contenuti non autentici, sostenendo che «evidentemente la cultura della disinformatia non è uscita dal suo convincimento politico». A dare manforte al ministro è intervenuto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha definito l’accaduto «grave da parte di chi ricopre responsabilità politiche e istituzionali».

Forza Italia continua a esigere scuse pubbliche da parte di Stefano Bonaccini, sottolineando che la semplice rimozione del meme non sana la scorrettezza politica compiuta.

Elemento dell’immagine Verifica dei fatti
Cappellino Maga indossato Falso: generato artificialmente con l’IA
Presenza all’evento con Trump Vero: osservatore al Board of Peace
Possesso del copricapo Ricevuto in dono e lasciato sul tavolo
Stato del post sui social Rimosso da Bonaccini dopo le proteste

Cosa c’è di vero dietro il doppio allarme per Tajani

Per comprendere appieno la durezza della reazione governativa occorre separare un falso diffuso dall’opinione pubblica: l’idea che la protesta sia scattata soltanto per una parodia isolata. Il contesto in cui si è inserito il fotomontaggio era già segnato da un clima di allerta istituzionale.

Nelle stesse ore in cui circolava l’immagine creata con l’intelligenza artificiale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta collegando l’episodio alla pubblicazione sul dark web di dati personali riguardanti Antonio Tajani e i suoi familiari. Meloni ha espresso forte preoccupazione per entrambi gli eventi, avvertendo che «la libertà di espressione non può mai diventare terreno di disinformazione».

Sul fronte dei dati trafugati è intervenuta anche la segretaria del Pd Elly Schlein, condannando la diffusione illegale delle informazioni private come una serie di «attacchi inaccettabili» contro il titolare della Farnesina. Una condanna netta, che riguarda però esclusivamente la violazione della privacy sul dark web e non il post satirico del suo presidente di partito, lasciando il confronto sul meme ancora del tutto irrisolto.

La lettera inviata dal Ppe a Roberta Metsola attende ora una risposta formale da parte della presidenza dell’Eurocamera.

Nel frattempo, il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale nella comunicazione politica resta aperto sia a Roma sia a Bruxelles.

Voi da che parte state su questo scontro? Scrivetelo nei commenti.

Foto: Tajani

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