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Antonio Tajani sotto attacco hacker: dati rubati sul dark web e l’inchiesta a Roma
- I dati personali di Antonio Tajani e dei suoi familiari sono stati pubblicati sul dark web dal collettivo filorusso NoName057(16).
- La Procura di Roma ha aperto un fascicolo dopo un'informativa della Polizia Postale sulla diffusione dei contatti di varie figure apicali.
- L'azione costituisce una ritorsione contro l'operazione Eastwood, che ha disattivato oltre seicento server del gruppo criminale.
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L'incursione è stata condotta dal gruppo hacker filorusso NoName057(16) come ritorsione per l'operazione internazionale Eastwood, che aveva disattivato oltre 600 server della rete criminale. I pirati hanno diffuso recapiti privati del ministro e di altri rappresentanti istituzionali, avviando una raccolta a pagamento per ottenere altri dati.
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I dati personali di Antonio Tajani sono finiti sul dark web, bersaglio di un’operazione mirata condotta da pirati informatici che hanno aperto una vera e propria raccolta a pagamento per ottenere ulteriori dettagli privati sul vicepremier e sui suoi familiari. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo a seguito di una dettagliata informativa depositata dalla Polizia Postale, mentre i server anonimi della rete Tor ospitano elenchi e recapiti delle figure apicali dello Stato.
La reazione del ministro degli Esteri non si è fatta attendere. Con un intervento pubblico diffuso sui propri canali di comunicazione, il titolare della Farnesina ha denunciato la manovra intimidatoria chiarendo subito la linea del governo: la pressione cibernetica non modificherà le scelte di politica estera dell’Italia.
«Criminali informatici da giorni hanno diffuso i miei dati personali sul dark web e cercano altre informazioni, di fatto esponendomi a nuove minacce e intimidazioni. Coinvolgono anche la mia famiglia, sono pronti a pagare per altri dettagli su di me e sui miei cari. La mia reazione è molto semplice: non mi farò intimidire in nessun modo».
La compravendita di numeri di telefono, abitazioni private e credenziali non riguarda però soltanto il capo della diplomazia italiana. Dietro l’incursione si muove una precisa lista di bersagli istituzionali.
Cosa contiene la lista nera del collettivo NoName057(16)?
L’offensiva porta la firma della compagine filorussa NoName057(16), struttura ritenuta vicina all’intelligence militare di Mosca. Sul circuito protetto di Tor, gli hacker hanno allestito una sezione battezzata «Tribunale per coloro che meritano un verdetto pubblico», all’interno della quale sono schedati 18 profili considerati avversari aperti della Federazione Russa.
Come spiega Quotidiano Nazionale, per consultare i fascicoli digitali gli utenti devono collegarsi tramite specifici canali Telegram e accedere al software Tor. Nelle schede compaiono fotografie, indirizzi di residenza, caselle di posta elettronica, utenze telefoniche private e account Telegram dei diretti interessati e dei loro nuclei familiari.
Tra i nomi italiani presenti nell’elenco figurano:
- Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri.
- Francesco Lo Voi, procuratore capo di Roma.
- Ivano Gabrielli, direttore della Polizia Postale.
- Paolo Tassan-Zanin, sindaco di Aviano, comune friulano sul cui territorio sorge la base aerea Nato.
La lista include anche figure internazionali di primo piano come il presidente di Eurojust Michael Schmid, il responsabile del Centro europeo per la criminalità informatica di Europol Edvardas Šileris, il magistrato tedesco Benjamin Krause e i giornalisti investigativi Sergej Maier, Angelique Geray e Michael Alexander Martens. Ma per quale motivo questi specifici profili sono stati inseriti nel mirino?
La ritorsione dopo l’operazione Eastwood: le cause dell’escalation
La pubblicazione dei dati personali e la richiesta di nuove informazioni riservate non nascono per caso. I magistrati e i vertici di polizia colpiti sono stati i promotori dell’operazione internazionale denominata Eastwood. Quell’indagine, coordinata congiuntamente da Eurojust ed Europol, ha inflitto un colpo durissimo alla rete di NoName057(16), portando allo spegnimento di oltre seicento server dislocati in diversi Paesi e all’emissione di mandati di arresto internazionali contro i componenti del gruppo.
Sulla circolazione di queste informazioni è intervenuto anche il Garante per la protezione dei dati personali, intimando ai media il divieto assoluto di riprodurre o diffondere i dati sottratti. Le indagini coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi puntano a rintracciare i canali di pagamento e i server ponte utilizzati dai criminali per gestire la taglia.
Dal cantiere del Brennero alle infrastrutture civili
La pubblicazione dei dossier su Antonio Tajani e sui magistrati fa parte di un quadro più ampio. Come riferisce Il Messaggero, lo scontro cibernetico ha colpito anche la società BBT SE, impegnata nella costruzione della Galleria di Base del Brennero, dove il gruppo ransomware Everest ha violato sistemi informatici sottraendo dati non pubblici.
A questo episodio si sommano manomissioni mirate a catene del freddo nei supermercati, disservizi a strutture sanitarie in Francia e circa quaranta falsi allarmi bomba che hanno provocato ritardi aerei in tutta Europa. Un sabotaggio a bassa intensità pianificato per colpire la normale quotidianità civile.
Cosa rischia chi finisce online: il nodo delle vulnerabilità personali
Una convinzione diffusa porta a ritenere che gli attacchi hacker governativi colpiscano esclusivamente le banche dati dei ministeri o i circuiti militari protetti. In realtà, l’azione messa in atto contro il vicepremier dimostra il contrario: i criminali informatici colpiscono la sfera privata per aggirare le difese istituzionali.
La tecnica del doxxing consiste nel raccogliere recapiti domestici, accessi secondari e riferimenti di parenti per creare canali di ricatto e intimidazione psicologica. Chi gestisce queste piattaforme promette compensi in criptovalute a chiunque fornisca credenziali fresche o accessi operativi, tentando di sfruttare falle nei dispositivi personali o nelle utenze di casa.
| Elemento del dossier | Dettagli accertati dalle indagini |
|---|---|
| Gruppo responsabile | NoName057(16), collettivo hacker legato al GRU russo |
| Piattaforma utilizzata | Rete Tor, sezione denominata «Tribunale» |
| Dati sottratti | Numeri personali, indirizzi privati, email, contatti familiari |
| Obiettivi italiani principali | Antonio Tajani, Francesco Lo Voi, Ivano Gabrielli, Paolo Tassan-Zanin |
| Causa scatenante | Ritorsione per l’operazione Eastwood e supporto all’Ucraina |
| Infrastruttura parallela colpita | Società BBT SE (cantiere ferroviario Galleria del Brennero) |
L’azione giudiziaria della Procura di Roma procede a ritmo serrato con l’analisi dei flussi di rete e la messa in sicurezza dei canali di contatto esposti.
Sul piano politico, il ministro ha annunciato che porterà il tema della sicurezza informatica e delle incursioni ostili al tavolo del G7 convocato a Parigi, sollecitando risposte difensive comuni con i partner europei.
Ritenete che le istituzioni italiane siano adeguatamente protette contro queste minacce informatiche? Scrivetelo nei commenti. 💬
Foto: Antonio Tajani
Frequently asked
Quali altri italiani compaiono nella lista degli hacker?
Nell'elenco figurano il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi, il direttore della Polizia Postale Ivano Gabrielli e il sindaco di Aviano Paolo Tassan-Zanin.
Che cos'è l'operazione Eastwood?
Si tratta di un'indagine internazionale coordinata da Eurojust ed Europol che ha portato allo spegnimento di oltre seicento server di NoName057(16) e a mandati di arresto.
Come ha reagito il ministro Antonio Tajani?
Tajani ha dichiarato che non si lascerà intimidire dalle minacce e che porterà il tema della sicurezza cibernetica al tavolo del G7 a Parigi.
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