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Giorgia Meloni difende Antonio Tajani dopo il leak sul dark web: la rete degli hacker filorussi e la lista nera

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Giorgia Meloni difende Antonio Tajani dopo il leak sul dark web: la rete degli hacker filorussi e la lista nera
Giorgia Meloni difende Antonio Tajani dopo il leak sul dark web: la rete degli hacker filorussi e la lista nera

Giorgia Meloni interviene con durezza per denunciare l’azione di gruppi cyber-criminali che hanno preso di mira i vertici del governo italiano. Al centro del caso c’è la pubblicazione sul dark web di numeri telefonici, recapiti privati e informazioni riservate riguardanti il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani e i suoi familiari. Una schedatura mirata, accompagnata da vere e proprie offerte in denaro a chiunque fornisca ulteriori elementi sui bersagli indicati.

La vicenda solleva un allarme di primo livello per la sicurezza delle istituzioni, mentre la presidenza del Consiglio punta il dito anche sulla circolazione di contenuti manipolati nel dibattito politico. Il fascicolo è già approdato sui tavoli dei magistrati, ma per comprendere l’escalation che ha portato allo scontro aperto tra la diplomazia di Roma e i pirati informatici serve ripercorrere le singole fasi dell’offensiva.

La scalata delle offensive: le tappe dell’incursione informatica

  1. Febbraio 2023: Il gruppo Noname057(16) sferra il suo primo grande attacco coordinato contro le reti italiane, colpendo i portali della Difesa, dei Trasporti e delle Forze armate subito dopo la visita della premier a Kiev.
  2. Febbraio 2024: A distanza di dodici mesi, una nuova sequenza di blocchi telematici paralizza temporaneamente diversi servizi digitali nazionali, replicando lo schema pochi mesi dopo in concomitanza con il voto per le elezioni europee.
  3. Dicembre 2024: I pirati informatici saturano i sistemi degli scali milanesi di Linate e Malpensa, per poi bersagliare il sito della Farnesina, la Consob, i Carabinieri, l’Aeronautica e alcune società di trasporto pubblico locale.
  4. Febbraio 2025: Gli attacchi prendono di mira primari istituti bancari e infrastrutture di trasporto, un’azione che i cyber-attivisti motivano sul piano politico contestando i richiami internazionali del Quirinale.
  5. Febbraio 2026: Nel mirino finiscono i sistemi informatici collegati all’appuntamento olimpico di Milano-Cortina, aprendo un nuovo fronte di scontro dopo che il ministro degli Esteri denuncia le minacce alle sedi diplomatiche.
  6. Ottobre 2026: La Farnesina subisce un ulteriore sabotaggio informatico, scattato dopo le frizioni diplomatiche nate dagli allarmi del governo italiano su potenziali interferenze di Mosca nel processo elettorale.
  7. 26 ottobre 2026: Il collettivo pubblica sul dark web una lista composta da 18 persone considerate ostili, offrendo compensi in denaro per l’acquisizione di dettagli riservati sui singoli profili e sulle loro famiglie.

La pubblicazione della lista nera e la presa di posizione dell’esecutivo

L’innalzamento del livello di scontro è avvenuto nel momento in cui il collettivo filorusso ha smesso di limitarsi ai consueti attacchi di tipo Ddos, finalizzati a mandare in tilt temporaneamente i siti istituzionali, passando alla compravendita di dati sensibili. Sulle piattaforme clandestine sono apparse schede anagrafiche complete di curricula, indirizzi di posta elettronica, numeri telefonici personali e dettagli sulle residenze private.

Come riporta Blitz quotidiano, la campagna ha visto la messa a bando di dati legati non solo a figure governative ma anche a funzionari di sicurezza e magistrati. La reazione del ministro Antonio Tajani è stata immediata, affidata a un messaggio sui social network con cui ha ribadito la linea del governo sul sostegno a Kiev, spiegando che l’attenzione contro i suoi congiunti rappresenta un tentativo di pressione inaccettabile.

Poche ore dopo è arrivata la dura nota della presidenza del Consiglio. Secondo quanto documenta l’agenzia Italpress, Giorgia Meloni ha condannato senza mezzi termini l’accaduto:

«Esprimo la mia piena solidarietà al vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani per quanto emerso sull’attività di hacker filorussi e sulla diffusione sul dark web di dati personali che lo riguardano. La messa in vendita di informazioni riservate su esponenti delle istituzioni desta grande preoccupazione e va affrontata con la massima determinazione. Altrettanto preoccupante è la circolazione di immagini false, diffuse anche da esponenti dell’opposizione. La libertà di espressione non può mai diventare terreno di disinformazione».

La Procura di Roma apre le indagini e scatta la barriera della Farnesina

Il fascicolo aperto dalla Procura di Roma punta a ricostruire la catena di trasmissione delle schede private e a bloccare i canali utilizzati dal gruppo per monetizzare o reclutare collaboratori informatici. C’è un paradosso investigativo evidente: lo stesso procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, è stato inserito dai pirati informatici nell’elenco dei diciotto bersagli prioritari da colpire.

Sul piano operativo, il ministero degli Affari Esteri ha attivato contromisure specifiche per blindare le proprie reti di comunicazione. Già a partire dal primo gennaio era stata infatti istituita una direzione cyber interna per respingere le incursioni promosse da entità collegate ad apparati statali ostili. Il lavoro di monitoraggio si svolge ora in stretto raccordo con le agenzie di intelligence e i partner internazionali per prevenire ulteriori fughe di documenti.

Magistrati, vertici di polizia e sindaci: chi altro compare nell’elenco

L’offensiva dei cyber-attivisti non ha risparmiato figure tecniche e amministratori locali. Accanto al ministro e al procuratore della Capitale figurano il capo della Polizia postale Ivano Gabrielli e Paolo Tassan-Zanin, sindaco di Aviano, comune friulano noto per ospitare la base militare dell’aeronautica alleata.

La lista include poi esponenti di organismi comunitari e figure di vertice di altri Stati partner: tra loro compaiono Michael Schmid, presidente di Eurojust, il magistrato tedesco Benjamin Krause, il capo della polizia criminale federale tedesca Holger Münch e il reporter investigativo Michael Alexander Martens, già oggetto di attenzione da parte di Mosca.

I prossimi passi dipenderanno dall’esito degli accertamenti della Polizia postale per verificare l’effettiva provenienza dei dossier e l’eventuale rimozione dei canali Telegram e dark web utilizzati dai pirati informatici per le loro taglie.

Riusciranno le difese cibernetiche italiane ad arginare l’ondata di minacce digitali contro le nostre istituzioni?

Foto: Giorgia Meloni

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