Caorle, turista di 59 anni muore in mare: è la tredicesima vittima sul litorale veneziano
Dramma alla torretta 35 di Ponente
Un turista austriaco di 59 anni è morto intorno alle 14 sulla spiaggia di Ponente a Caorle. L’uomo è stato colto da un malore improvviso mentre si trovava in acqua a pochi metri dalla riva.
Il primo a dare l’allarme e tentare il recupero è stato il fratello della vittima. I bagnini della torretta 35 si sono gettati in mare per raggiungere il cinquantanovenne e riportarlo a riva, dove sono subito iniziate le manovre di rianimazione cardiopolmonare.
Sul posto sono arrivati i sanitari del Punto di Primo Intervento di Caorle e l’elisoccorso decollato dall’ospedale di Treviso. Nonostante i lunghi tentativi dell’équipe medica, l’uomo non ha ripreso conoscenza. I militari della Guardia Costiera hanno presidiato l’area per i rilievi di rito.
Il bilancio della stagione: 13 decessi sul litorale veneziano
La tragedia di Caorle fa salire a 13 il bilancio dei morti sulle spiagge del Veneto orientale dall’inizio dell’estate. Appena il 31 agosto si erano registrate altre due vittime per malore tra Caorle e Bibione Pineda.
Il computo generale conta 5 decessi a Caorle, 4 a Bibione, 3 a Jesolo e uno a Cavallino-Treporti. La quasi totalità delle fatalità è stata determinata da crisi cardiache improvvise, spesso favorite dall’afa intensa registrata tra luglio e agosto.
Il direttore generale di Bibione Spiaggia, Luca Michelutto, ha ricordato che il personale di soccorso e gli operatori del 118 hanno portato a termine centinaia di interventi lungo l’intera costa, evitando conseguenze peggiori in una stagione segnata da milioni di presenze.
Le dotazioni dei soccorsi e le richieste di standard minimi
Sul fronte dei soccorsi interviene Matteo Giardini, delegato veneziano della Federazione Italiana Salvamento Acquatico (FISA), che pone l’accento sulla tempestività e sui limiti delle attrezzature storiche. Il tradizionale pattino a remi, infatti, è omologato per onde massime di 40 centimetri e perde efficacia con il mare mosso.
FISA propone verifiche stringenti sulle competenze dei bagnini prima dell’avvio della stagione e l’obbligo di dispositivi come rescue can o tube, maschera e pinne per evitare che i recuperi avvengano a mani nude.
La richiesta indirizzata agli enti locali punta anche all’adozione diffusa di rescue board ogni 150 metri e all’impiego di moto d’acqua con due operatori a bordo ogni chilometro di spiaggia, garantendo interventi rapidi oltre i cento metri dalla battigia.
Prefer this source in Google
What to read next
Paolo Mieli a In Onda: “Da tre anni la polizia usa la mano leggera”
All’inizio dell’attuale esecutivo le forze dell’ordine hanno impiegato metodi duri scatenando forti reazioni, ma da tre anni la linea operativa è radicalmente…
Allarme scaffali supermercati vuoti al Sud: proteste dei tir e danni da 50 milioni
L’allarme scaffali supermercati vuoti al sud si concretizza con corsie sguarnite, scorte dimezzate al 50% in diverse catene e una stima di…
Emergenza logistica e distribuzione aiuti alimentari: scorte a rischio e carrelli vuoti
I blocchi nei trasporti e il caro gasolio mettono a nudo la fragilità della distribuzione aiuti alimentari e dei beni primari, lasciando…
Caso giudiziario Ilaria Salis: come funziona il processo in Ungheria tra norme europee e diritti
Il processo Ilaria Salis e le dinamiche della giustizia ungherese rappresentano uno dei banchi di prova più complessi per l’equilibrio tra sovranità…

1
2
3
4