Caso Ranucci-Lavitola: l’intervista del 29 giugno e i retroscena sui carbon credit in Zimbabwe al vaglio dei pm

Caso Report, sotto esame l’intervista di Ranucci sui business africani di Lavitola
La procura valuta come rilevante ai fini investigativi l’intervista rilasciata il 29 giugno da Sigfrido Ranucci alla stampa dello Zimbabwe. Sotto la lente degli inquirenti c’è anche la mail, diffusa dal Tg1, con cui il giornalista ha informato Valter Lavitola dei colloqui.
I documenti potrebbero confluire in una nuova tranche d’indagine con diverse ipotesi di reato. Gli investimenti legati al mercato del carbon credit in Africa rischiano così di aprire un ulteriore fronte giudiziario nel fascicolo sull’attentato ai danni del conduttore.
L’intervista a The Standard e lo scambio di comunicazioni
Nella mail inviata a Lavitola, Ranucci avrebbe anticipato i temi trattati con la testata zimbabwese The Standard. L’articolo, pubblicato in lingua inglese il 5 luglio, è stato cancellato dal portale poche ore dopo la perquisizione a carico di Lavitola.
Il testo faceva riferimento a verifiche giornalistiche su imprenditori italiani attivi nei crediti di carbonio, convinti di aver subito una truffa da un partner locale. Ranucci menzionava inoltre un confronto con un funzionario dell’ambasciata italiana in Zimbabwe e chiedeva dettagli su un soggetto indicato come presunto millantatore.
La cena al Cefalù Bistro con i vertici di Neutralia srl
Quattro giorni dopo la conversazione con la stampa africana, Ranucci si è recato al ristorante Cefalù Bistro, gestito dalla compagna di Lavitola. Al tavolo erano presenti Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni, soci di Neutralia srl e datori di lavoro del figlio del faccendiere, Giuseppe Lavitola.

Ranucci ha spiegato di aver partecipato all’incontro con l’intenzione di supportare Giuseppe Lavitola, dichiarando di non essere al corrente dell’avvio degli affari tra i soci. Ha precisato di aver suggerito procedure regolari per evitare raggiri, raccomandando il ricorso a società di revisione qualificate e al controllo di esperti indipendenti.
Lo stop per i controlli antiriciclaggio ad Harare
A dicembre Benjamin Chimutengo, responsabile del progetto zimbabwese per il gruppo, ha segnalato a Kreston e a Deloitte l’esclusione di Lavitola per il mancato superamento dei test antiriciclaggio e antiterrorismo. La direttiva vietava qualsiasi incarico di gestione o partecipazione diretta e indiretta.
Licenziato a marzo, Chimutengo è stato reintegrato ad aprile per ordine dell’Alta corte di Harare. A giugno sono seguiti l’intervista di Ranucci, l’invio del testo a Lavitola e, pochi giorni dopo, gli accertamenti che hanno individuato lo stesso Lavitola come mandante dell’attacco al giornalista.
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