NotizieNew
Cesana Pariol, decisa la demolizione della pista: costi, tempi e scontro politico
La pista da bob di Cesana Pariol sarà definitivamente cancellata dalla mappa degli impianti sportivi italiani con un intervento pubblico complessivo di 7,616 milioni di euro. L’annuncio segna l’epilogo per il tracciato costruito in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, rimasto per anni inutilizzato e trasformato in un rudere di cemento armato sulle montagne piemontesi.
A sancire l’avvio della demolizione è l’apertura formale dell’appalto, che fissa al 10 dicembre il termine ultimo per la presentazione delle offerte da parte delle imprese. L’operazione non riguarda solo la rimozione strutturale del budello ghiacciato, ma accende i riflettori sulle pesanti scelte politiche che hanno diviso il governo nazionale tra chi intendeva recuperare il tracciato torinese e chi ha preferito investire altrove.
Dove e come seguire gli sviluppi di Cesana Pariol
Sui palinsesti televisivi generalisti di Rai e Mediaset non è stata comunicata alcuna diretta o speciale televisivo dedicato alla vicenda. La gestione del dossier rimane confinata alle sedi amministrative regionali e all’attenzione dei notiziari informativi.
Le tappe procedurali sono coordinate direttamente da Scr Piemonte, la Società di committenza della Regione Piemonte. Per chi desidera verificare l’evoluzione dell’opera, l’unico riferimento temporale certo comunicato ufficialmente è la scadenza per la gara pubblica.
| Voce | Dettaglio |
|---|---|
| Giorno | 10 dicembre (scadenza presentazione offerte) |
I protagonisti dello scontro politico: da Antonio Tajani a Matteo Salvini
Il destino del tracciato piemontese ha alimentato un confronto acceso all’interno della maggioranza di governo. Come ricostruito da Il Fatto Quotidiano, il vicepremier Antonio Tajani aveva provato a sponsorizzare un piano di rilancio da 33,8 milioni di euro promosso dalla Regione Piemonte guidata da Alberto Cirio e dalla Città metropolitana di Torino.
In quell’occasione Tajani aveva dichiarato pubblicamente le proprie intenzioni a sostegno del territorio piemontese: «Bisogna fare di tutto per far svolgere ogni gara all’interno del territorio nazionale, se si può utilizzare la pista usata per le Olimpiadi di Torino credo si debba fare. Io faccio il tifo per il Piemonte». Lo stesso esponente politico aveva tenuto a precisare il contesto dell’uscita: «Non è una posizione di governo, ma di Forza Italia. È un modo per portare turisti e presenze in Piemonte, una regione del Nord molto importante e ben governata da Forza Italia».
Al coro a favore del recupero di Cesana Pariol si era unito anche Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, con una posizione netta: «Non possiamo assolutamente perdere questa importante opportunità, la nostra Regione può dare un contributo essenziale al successo delle Olimpiadi». L’asse piemontese ha però trovato l’opposizione decisa del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e del presidente della Regione Veneto Luca Zaia, determinati a concentrare ogni risorsa sulla realizzazione del nuovo Sliding Centre di Cortina d’Ampezzo.
Dal debutto a Torino 2006 all’abbandono: le vicende che hanno portato alla fine dell’impianto
La storia dell’opera comincia nei primi anni Duemila, quando la struttura fu realizzata tra il 2003 e il 2004 con un investimento colossale da 110 milioni di euro per accogliere le gare olimpiche di bob, skeleton e slittino. Subito dopo l’evento a cinque cerchi, la gestione si è rivelata insostenibile a causa di costi fissi di esercizio pari a circa un milione di euro all’anno.
Nel 2011 l’impianto venne dismesso in via definitiva, lasciando il serpentone ghiacciato in preda all’abbandono e al degrado. Come ha sintetizzato anche Zazoom Social News, la struttura ha rappresentato il punto più controverso dell’eredità dei Giochi invernali piemontesi, mentre in Italia si completavano i cantieri per la pista veneta di Milano Cortina 2026.
La svolta verso la chiusura tombale del capitolo è arrivata nel novembre 2024, quando il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha formalizzato l’intenzione di procedere allo smantellamento grazie allo stanziamento di risorse per la rigenerazione urbana e la coesione territoriale. In quella sede Abodi aveva anticipato l’obiettivo finale con una dichiarazione precisa: «Al suo posto ci sarà una ricucitura ambientale».
Cosa prevede il piano annunciato: bonifica del cemento, ammoniaca e rinaturalizzazione
L’appalto emesso da Scr Piemonte prevede una base d’asta di 6,595 milioni di euro, a cui si aggiungono due opzioni di intervento riservate alla stazione appaltante per un ulteriore milione di euro, portando il quadro economico a 7,616 milioni. I cantieri dovranno affrontare lo smantellamento integrale di 1,4 chilometri di pista in cemento armato.
Un capitolo centrale delle opere riguarda la sicurezza ambientale: sarà necessario neutralizzare i vecchi circuiti di refrigerazione che contenevano 50 tonnellate di ammoniaca, impiegate all’epoca per la formazione della superficie ghiacciata. Tramontata definitivamente anche la suggestione avanzata a livello locale per la costruzione di uno ski dome coperto sul modello di quello realizzato a Dubai, il progetto prevede il ripristino dell’ecosistema montano.
Al termine dei lavori di demolizione, una superficie di 8 ettari sarà interamente rinaturalizzata. Il terreno verrà rimodellato per prevenire fenomeni di dissesto idrogeologico e sottoposto a un rimboschimento con specie vegetali autoctone, restituendo l’area al paesaggio naturale alpino.
Il prossimo passaggio formale è fissato per il 10 dicembre con la scadenza delle offerte per l’assegnazione dei lavori. Ritenete giusta la demolizione o si doveva insistere sul recupero della pista? 🏔️

1
2
3
4