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Darren Cahill e Jannik Sinner, parla Fabio Della Vida sul nuovo coach: il retroscena sull’arrivo di Norman

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Darren Cahill e Jannik Sinner, parla Fabio Della Vida sul nuovo coach: il retroscena sull'arrivo di Norman
Darren Cahill e Jannik Sinner, parla Fabio Della Vida sul nuovo coach: il retroscena sull'arrivo di Norman

L’avvicendamento tecnico all’interno dello staff di Jannik Sinner trova una spiegazione diretta nelle parole di chi conosce a fondo le dinamiche dello spogliatoio. Dietro la scelta di affidarsi a Magnus Norman non ci sarebbe una rottura traumatica, bensì un passaggio di consegne caldeggiato dallo stesso coach uscente, deciso a lasciare il tennista azzurro in mani affini.

A rivelare l’indiscrezione è il manager e talent scout Fabio Della Vida, spiegando come nell’ambiente circoli con insistenza la voce di un ruolo attivo svolto da Darren Cahill nella scelta del suo successore.

«Norman è molto simile a Cahill e credo anche che sia stato proprio Cahill a consigliare Sinner di prendere Norman. Di questo non sono sicuro perché non seguo più Darren come una volta, ma l’ho sentito dire nell’ambiente e pur non sapendo se effettivamente sia così direi che ha molto senso. Sono persone molto simili che capiscono il tennis, insegnano e hanno qualcosa da dirti».

Le dichiarazioni sono state rilasciate da Fabio Della Vida in un’intervista a Fanpage, dove il dirigente sportivo ha analizzato i motivi per cui la guida tecnica dell’italiano ha virato sullo svedese dopo la chiusura della collaborazione con il tecnico australiano.

Il congedo tra Sinner e Cahill prima del nuovo capitolo

La separazione professionale tra Jannik Sinner e Darren Cahill era stata accompagnata pubblicamente da un messaggio affettuoso del giocatore, che aveva condiviso un video di saluto sottolineando con ironia il legame profondo costruito nel tempo: «Non riuscivo a sbarazzarmi di te». Un addio sereno, privo di strappi polemici, arrivato al termine di un ciclo che ha portato il campione italiano ai vertici della classifica e alla conquista dei titoli più ambiti.

Quando l’azzurro scelse inizialmente Cahill, il panorama dei possibili consiglieri comprendeva anche personalità dal forte impatto mediatico come John McEnroe o Boris Becker. Una prospettiva che Della Vida ha ricordato come potenzialmente rischiosa per gli equilibri dell’atleta, proprio per via dell’ego ingombrante di certi ex campioni che rischierebbero di oscurare i meriti del campo.

La gestione dell’ego e il profilo di Magnus Norman

Nel commentare l’approdo di Magnus Norman all’angolo di Sinner, Della Vida ha evidenziato le analogie caratteriali tra l’allenatore svedese, noto per il lungo sodalizio con Stan Wawrinka, e il partente Cahill. La caratteristica principale ricercata dal team resta la capacità di operare lontano dai riflettori, senza alimentare conferenze stampa o primeggiare sulla figura del tennista.

«Un sacco di cose in comune. La prima e la più importante, secondo me, è che loro sono bravissimi tutti e due, ma veramente bravi. Sono coach veri, non quelli finti, come ce ne sono tanti in giro per il mondo. Entrambi non hanno un ego, lasciano esprimere il giocatore di tennis. Quando Sinner prese Darren fui contento perché si parlava anche di McEnroe, Becker, e così via. Ma Boris per esempio ha un carisma che avrebbe potuto offuscare quello di Sinner. Magari Jannik vinceva e dicevano: ‘Perché Becker ha detto questo, perché McEnroe ha detto quell’altro’. Invece Cahill e Norman sono delle persone normali. Norman è stato per una vita con Wawrinka, ma chi lo sapeva alla fine? Perché è uno che lavorava molto bene e basta. Non faceva conferenze stampa, non parlava, era molto modesto, stava nell’ombra ed è quello che serve a Sinner».

Il manager ha smentito l’ipotesi che l’ingaggio dello svedese sia una decisione tecnica finalizzata unicamente al miglioramento sulla terra battuta. La scelta si fonda piuttosto sulla compatibilità umana e sul metodo di lavoro: tecnici silenziosi, che sanno quando intervenire e quando tacere, lasciando il palcoscenico a chi scende in campo.

Il peso reale degli allenatori e il dibattito sui team allargati

Nel valutare l’incidenza della guida tecnica nei risultati sportivi, Della Vida ha ridimensionato le narrative che attribuiscono meriti sproporzionati agli staff. Per il talent scout, il lavoro dell’allenatore non incide per più del due per cento sul rendimento complessivo di un atleta, pur ammettendo che quella quota minima può risultare determinante nelle fasi decisive di un torneo del Grande Slam.

L’esperto ha inoltre criticato la tendenza contemporanea a viaggiare con gruppi di lavoro troppo numerosi. Box affollati da decine di figure professionali appaiono spesso superflui, soprattutto alla luce delle moderne tecnologie che consentono di analizzare prestazioni e dialogare a distanza senza appesantire le trasferte dei tennisti.

Né Darren Cahill né il nuovo tecnico hanno finora rilasciato ulteriori precisazioni pubbliche riguardo al presunto suggerimento interno, lasciando che a parlare siano i risultati dell’avvicendamento.

Ritenete che il profilo riservato di Magnus Norman sia la formula ideale per proseguire il percorso vincente avviato con Cahill?

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