Fine vita in Veneto: la legge passa con 32 voti a favore, maggioranza spaccata a Palazzo Ferro Fini
Lo strappo a Palazzo Ferro Fini e i numeri del voto
Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge sul fine vita con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti. L’esito della votazione nominale segna una profonda spaccatura interna al centrodestra, colmata dall’asse compatto con le opposizioni.
Hanno espresso parere favorevole la maggioranza della Lega, l’intergruppo Stefani Presidente, la Liga Veneta Repubblica, una parte di Forza Italia, insieme a Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle, Azione e liste civiche.
Sul fronte del no si sono schierati Fratelli d’Italia, tre consiglieri leghisti, Futuro Nazionale e Resistere. Le cinque astensioni si sono divise tra Forza Italia, Carroccio e Unione di Centro.
Il confronto in aula tra testimonianze e posizionamenti
Il dibattito ha registrato posizioni contrastanti e motivazioni personali articolate. Il consigliere dem Alessandro Dal Bianco ha richiamato la figura stoica di Trasea Peto narrata da Tacito, mentre l’esponente di Fratelli d’Italia Claudio Borgia ha dato lettura del testamento biologico e spirituale di Sammy Basso.
Jacopo Maltauro (Forza Italia) ha motivato la propria scelta favorevole richiamando il fatto che il 75% dell’opinione pubblica richiede norme chiare sul tema. Per la Lega, Cristiano Corazzari ha sottolineato il dovere istituzionale di dare attuazione a quanto disposto dalla Corte Costituzionale, pur ribadendo distanze dai principi della sentenza.

Sul versante opposto, Francesco Rucco (FdI) ha giustificato il no parlando di principio di prudenza verso le persone più fragili. Riccardo Barbisan, capogruppo leghista, ha spiegato la propria non adesione con la volontà di non allinearsi all’interpretazione corrente della Consulta.
Le 39 modifiche e il monito al Parlamento
La relatrice Manuela Lanzarin (Lega) ha rivolto un appello diretto alle Camere, chiedendo ai partiti nazionali di legiferare senza delegare il tema alle Regioni. L’aula ha poi respinto i dubbi di illegittimità sollevati dal consigliere Stefano Valdegamberi, con il segretario generale Roberto Valente che ha confermato la piena sovranità dell’assemblea nell’approvare i 39 emendamenti al testo originario di “Liberi subito”.
Mentre all’esterno proseguono le polemiche e l’annuncio di possibili ricorsi, l’assemblea veneta ha subito avviato l’esame del dossier sull’autonomia differenziata.
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