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Idrogeno bianco dal sottosuolo, la svolta energetica che fa discutere: cosa c’è di vero tra costi e giacimenti

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Idrogeno bianco dal sottosuolo, la svolta energetica che fa discutere: cosa c’è di vero tra costi e giacimenti
Idrogeno bianco dal sottosuolo, la svolta energetica che fa discutere: cosa c’è di vero tra costi e giacimenti

L’idrogeno bianco estratto direttamente dalle profondità della terra potrebbe mandare in soffitta i combustibili fossili senza i costi proibitivi della transizione elettrica. La risposta rapida al dibattito che divide esperti e appassionati di motori è chiara: il fenomeno è confermato in parte. I serbatoi geologici esistono davvero, ma la promessa di una rivoluzione immediata a basso costo resta ancora legata a valutazioni teoriche e ostacoli tecnici non risolti.

Attorno a questo gas naturale si è accesa una vera corsa all’oro geologica. Tra annunci sensazionali e stime miliardarie, distinguere i dati verificati dalle speranze degli investitori serve a capire che cosa alimenterà davvero i nostri veicoli nei prossimi decenni.

I giacimenti in Lorena e il precedente in Mali: cosa è confermato

La presenza di idrogeno naturale nel sottosuolo non è una teoria astratta. Come riporta inSella, la risorsa si forma per reazioni chimiche spontanee tra l’acqua e le rocce ricche di ferro, oppure grazie alla radioattività naturale di specifici minerali.

Il caso più concreto in Europa riguarda il bacino minerario della Lorena, nel nord-est della Francia. Le prime rilevazioni a 1.250 metri di profondità hanno indicato un giacimento stimato in circa 34 milioni di tonnellate. Un nuovo pozzo esplorativo ha spinto la trivella a oltre 3.600 metri, rilevando concentrazioni di idrogeno che raggiungono il 49,6% nella miscela gassosa estratta.

L’impiego reale ha un precedente storico certificato. Nel villaggio di Bourakébougou, in Mali, una sacca individuata per caso durante lo scavo di un pozzo idrico alimenta dal 2012 una piccola centrale elettrica locale. Il gas naturale dal sottosuolo funziona, almeno su scala locale ridotta.

Anche l’industria dei motori si muove su basi concrete. I costruttori giapponesi Honda, Kawasaki, Suzuki e Yamaha hanno istituito il consorzio HySE per adattare la combustione interna a questa molecola. Kawasaki ha portato in pista un prototipo basato sulla Ninja H2 SX con motore sovralimentato da 998 cm³ a iniezione diretta, affiancando al progetto la costruzione di un impianto di liquefazione capace di trattare 50 tonnellate di idrogeno al giorno.

Il prezzo sotto un dollaro e il piano miliardario: cosa è riportato ma non confermato

La narrazione che descrive una transizione energetica a costo quasi zero appartiene al territorio delle ipotesi non confermate. Le analisi di settore suggeriscono che l’estrazione potrebbe scendere sotto 1 dollaro al chilo, contro i circa 7 euro al chilo necessari per l’idrogeno verde ricavato per elettrolisi. Tale cifra rappresenta un calcolo ideale.

Nessun operatore ha ancora dimostrato la sostenibilità economica dell’estrazione commerciale su larga scala. I costi vivi dipendono dalla profondità dei singoli pozzi, dalla purezza del gas e dalla spesa legata a compressione, liquefazione e trasporto su gomma o condotta.

Un altro elemento spesso frainteso riguarda i fondi dell’Unione Europea. Più di 30 sigle industriali hanno presentato alla Commissione Europea una richiesta per finanziare un programma da un miliardo di euro, finalizzato a scavare 50 pozzi esplorativi in almeno 10 Paesi membri. Si tratta esclusivamente di un appello avanzato dalle imprese e non di uno stanziamento approvato dalle istituzioni comunitarie.

Allo stesso modo, lo studio geologico statunitense dell’US Geological Survey, che ipotizza la presenza di migliaia di miliardi di tonnellate di idrogeno nella crosta terrestre, descrive un volume teorico globale. La quota effettivamente raggiungibile e utilizzabile resta del tutto ignota.

Mito contro realtà sui motori e sull’impatto ambientale

La convinzione più diffusa vuole l’idrogeno naturale come un carburante pronto a riempire i distributori stradali senza modifiche e senza inquinare. La realtà tecnica è diversa.

Bruciare idrogeno in un motore a quattro tempi azzera l’anidride carbonica allo scarico, ma le elevate temperature di combustione favoriscono la formazione di ossidi di azoto. I gas serra spariscono, gli inquinanti locali no. Inoltre, la rete di distribuzione richiede investimenti infrastrutturali enormi prima di poter alimentare veicoli di serie per i cittadini.

Confermato Non confermato
Giacimento in Lorena con concentrazioni fino al 49,6% Costo di estrazione stabile sotto 1 dollaro al chilo
Villaggio di Bourakébougou alimentato a idrogeno naturale Finanziamento UE da 1 miliardo di euro per 50 pozzi
Prototipi a combustione interna del consorzio HySE Disponibilità immediata del carburante alla pompa
Assenza di emissioni dirette di CO2 dal motore Volumi commerciali sfruttabili su larga scala

La conferma definitiva sul ruolo reale del combustibile bianco arriverà solo dall’esito economico delle prime estrazioni continuative in Europa e dalle decisioni di Bruxelles sui piani di trivellazione. L’idrogeno naturale riuscirà a salvare i motori a pistoni prima che l’elettrico diventi la sola scelta obbligata? 🤔

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