Tra le colline che guardano il golfo di Castellammare, a cavallo tra le province di Trapani e Palermo, la cantina Domenico Lombardo Vivignato sta cambiando il racconto dei vitigni autoctoni siciliani. Al centro di questo percorso c’è il Mezzatesta Catarratto 2023, una bottiglia premiata con 93 punti e proposta a uno scaffale di 18 euro.
Un tempo confinata a uva da taglio o usata come base alcolica per il Marsala, questa varietà dimostra oggi una notevole longevità e una freschezza mediterranea. L’azienda gestisce cinquanta ettari complessivi a Calatafimi-Segesta, suddivisi tra le contrade Vivignato, Mezzatesta e Scarlata, con quaranta ettari interamente vitati.
La valle tra il fiume Fiumefreddo e la riserva di Angimbè
I vigneti occupano un’unica vallata caratterizzata da forti escursioni altimetriche. I filari risalgono dai 70 metri sul livello del mare lungo il torrente Fiumefreddo fino a raggiungere quota 280 metri alle falde della riserva naturale Angimbè.
Questa conformazione orografica consente di calibrare varietà e portainnesti in base alle esposizioni solari. Accanto al catarratto, che copre il 70% dell’intera estensione, la famiglia Lombardo coltiva nero d’avola, grillo, zibibbo e perricone, gestiti secondo i principi della conduzione biologica.
I filari dell’azienda agricola Domenico Lombardo nella campagna trapanese.
Dall’acciaio all’anfora: il profilo del Mezzatesta
Il Mezzatesta Catarratto 2023 nasce dal biotipo Lucido, specificamente dalla selezione clonale denominata Extra-lucido. La buccia liscia e priva di pruina conferisce al vino un profilo verticale, minerale e agrumato rispetto alle versioni prodotte da biotipo Comune.
Vinificato in acciaio con lieviti indigeni, esprime sentori floreali, sfumature di pera e un finale prolungato di mandorla amara. La cantina affianca a questa etichetta anche una versione macerata sulle bucce, avviata con la vendemmia 2023 in vasche di cemento e affinata in anfore da 400 litri.
Gli spazi di affinamento all’interno della cantina Domenico Lombardo.
L’evoluzione del Catarratto e i rossi di contrada Scarlata
La produzione aziendale include anche il rosso Scarlata, ottenuto da uve nero d’avola coltivate a 160 metri di altitudine. Il vino svolge la fermentazione malolattica, matura sui lieviti fino alla stagione estiva e va in bottiglia senza alcuna filtrazione meccanica.
La trasformazione qualitativa del Catarratto riflette un cambio di paradigma avviato dai produttori locali negli ultimi vent’anni. Il ridimensionamento delle rese per ettaro e l’adozione del controllo delle temperature hanno trasformato un’uva storicamente esportata per massa alcolica in un vino identitario e capace di reggere l’invecchiamento.
Vista verticale dei vigneti di proprietà a Calatafimi-Segesta.




