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Accise gasolio, addio allo sconto: da domenica 8 novembre scatta l’aumento da 2,44 euro a pieno
Lo sconto fiscale sulle accise gasolio non viene prorogato e termina ufficialmente, aprendo la strada a possibili rincari alla pompa a partire da domenica 8 novembre. Senza il rinnovo del taglio di 4,9 centesimi al litro, un rifornimento da 50 litri costerà 2,44 euro in più. Resta da capire se il recente crollo del greggio basterà a limitare l’impatto sui portafogli.
La misura delle accise mobili si conclude senza annunci ufficiali da parte dell’esecutivo. Nella Gazzetta Ufficiale non compare alcuna proroga del provvedimento che aveva ridotto la pressione fiscale sul diesel. Il ritorno all’aliquota ordinaria riporta le accise a 672,90 euro per mille litri, rispetto ai 632,90 euro applicati fino all’ultimo giorno di agevolazione.
Palinsesti e finestre informative: dove e quando seguire il tema delle accise
La scadenza del beneficio fiscale e i suoi effetti sulla spesa quotidiana diventano terreno di dibattito nei principali contenitori di attualità e nei notiziari del fine settimana. Al momento, tuttavia, una trasmissione speciale interamente dedicata al tema non è stata comunicata nei palinsesti ufficiali delle reti generaliste. I consueti spazi di informazione del mattino e del pomeriggio seguiranno l’aggiornamento dei listini con servizi dedicati.
Per chi segue la programmazione da remoto, la copertura informativa resta accessibile tramite le dirette in streaming e le sezioni on demand delle rispettive piattaforme digitali dei canali nazionali.
| Voce | Dettaglio |
|---|---|
| Programma | Spazi informativi e rubriche di approfondimento |
| Rete | Non comunicata |
| Giorno | Domenica 8 novembre |
| Orario | Non comunicato |
| Streaming | Non comunicato |
| Conduzione | Non comunicata |
I protagonisti del provvedimento: ministeri, Adusbef e le mosse di Eni e Q8
Come riporta il Corriere della Sera, il provvedimento era stato originariamente varato con un decreto congiunto del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Le decisioni governative si intrecciano ora con le posizioni delle associazioni dei consumatori e le scelte delle grandi compagnie petrolifere operanti sul territorio nazionale.
A farsi portavoce dei cittadini è l’associazione Adusbef. In una dichiarazione rilasciata a Notizie.it, il presidente Antonio Tanza ha spiegato la portata dell’aggravio: «A partire da domani 8 novembre le accise sul gasolio salgono, compresa l’Iva, di 4,88 centesimi di euro al litro, pari ad una spesa aggiuntiva da 2,44 euro su un pieno da 50 litri».
Il presidente ha inoltre sollecitato una presa di posizione commerciale da parte dei marchi leader della distribuzione: «Proprio per questo riteniamo che Eni e gli altri marchi che hanno avviato price cap e sconti possano ridurre ulteriormente i listini di benzina e gasolio, indipendentemente dalla mancata proroga del taglio alle accise».
Sul fronte dei distributori, Eni conta quasi 4 mila stazioni in tutta Italia e Q8 ne gestisce quasi 3 mila. Entrambe le compagnie hanno annunciato l’estensione delle politiche di contenimento dei prezzi fino al termine dell’anno, passando però a meccanismi di calmieri mobili modulabili in base al contesto logistico e di mercato.
Dall’extragettito Iva al calo del Brent: cosa ha portato allo stop dell’agevolazione
Il meccanismo delle accise mobili prevede che lo Stato possa impiegare il gettito Iva aggiuntivo generato dal rialzo delle quotazioni per attenuare l’accisa fissa. Questa formula era stata applicata diverse volte nel corso dei mesi, per poi chiudersi definitivamente a inizio luglio per quanto riguarda la benzina.
Sul diesel, invece, la tassazione è risultata più gravosa per effetto dell’allineamento dell’aliquota a quella della verde, scattato dal primo gennaio dopo che fino al 31 dicembre 2025 era rimasta più bassa. Il precedente sconto di 6,1 centesimi era terminato il 6 ottobre. Successivamente, la misura era stata ripristinata con decreto il 27 ottobre con efficacia dal 28 ottobre, grazie all’extragettito Iva di settembre pari a 38,7 milioni di euro.
L’intervento di fine ottobre rispondeva al balzo del petrolio a livello globale. Nelle ultime sedute, tuttavia, il mercato energetico ha mostrato una rapida inversione. Il barile di Brent è sceso da 117 dollari a 98 dollari, toccando persino un minimo di 94 dollari il 5 novembre. La perdita complessiva è stata di circa 20 dollari al barile, equivalente a una contrazione di oltre il 16%.
Cosa aspettarsi alla pompa: i tetti commerciali e le stime sui prezzi
Secondo i rilevamenti dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio self-service su scala nazionale si è attestato a 2,001 euro al litro per la benzina e a 2,224 euro per il gasolio. Sulla rete autostradale, i dati registrano 2,029 euro per la verde e 2,277 euro per il diesel.
La nota del ministero specifica che, grazie all’adesione al price cap da parte delle compagnie principali, i valori alla pompa si mantengono sotto i 2 euro per la benzina e sotto i 2,20 euro per il gasolio su gran parte della rete stradale ordinaria. Con la cessazione dello sconto statale sulle accise gasolio, la tenuta dei listini dipenderà interamente dalle revisioni dei prezzi decise dalle singole insegne petrolifere e dai margini legati alla flessione del greggio.
Il prossimo termine di verifica è fissato per il 31 dicembre, data in cui scadranno le attuali formule di contenimento commerciale annunciate dalle compagnie.
Riusciranno i ribassi del petrolio a evitare una nuova stangata sui rifornimenti di gasolio? ⛽
Foto: Accise gasolio




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