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Roberto Rigoli e Report, il verdetto di Treviso scagiona Ranucci: i retroscena dello scontro nato sui tamponi rapidi

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Roberto Rigoli e Report, il verdetto di Treviso scagiona Ranucci: i retroscena dello scontro nato sui tamponi rapidi
Roberto Rigoli e Report, il verdetto di Treviso scagiona Ranucci: i retroscena dello scontro nato sui tamponi rapidi

Sigfrido Ranucci e gli inviati di Report escono completamente scagionati dal processo per diffamazione a mezzo stampa intentato dal microbiologo veneto Roberto Rigoli. Il Tribunale di Treviso ha stabilito che il fatto non costituisce reato per l’inchiesta televisiva incentrata sull’acquisto e l’affidabilità delle forniture sanitarie durante l’emergenza pandemica. Il giudice ha accolto la richiesta della difesa, chiudendo anzitempo il dibattimento e confermando la correttezza del servizio giornalistico.

La sentenza mette un punto fermo su una querelle giudiziaria e mediatica andata avanti per mesi tra aule di giustizia e palchi pubblici. L’ex coordinatore delle microbiologie del Veneto non ha però intenzione di fermarsi, lasciando presagire un nuovo capitolo della contesa.

La decisione del Tribunale di Treviso su Sigfrido Ranucci e la squadra di Report

Il verdetto è arrivato con una formula netta. Il giudice Sara Pittinari ha emesso una sentenza di proscioglimento ai sensi dell’articolo 129 del codice di procedura penale, norma che permette la pronuncia d’ufficio in qualunque stato del rito qualora emerga che l’azione non configura violazioni di legge. L’istanza era stata formalizzata dai difensori Maria Costanza Mariani, Mario Casellato e Alessia Liistro, trovando anche il parere favorevole della procura trevigiana.

Nel provvedimento, come spiegato da Il Fatto Quotidiano, è stato evidenziato come il servizio televisivo si basasse sui riscontri accessibili nel momento della realizzazione, con un linguaggio rispettoso dei canoni del diritto di cronaca. Insieme a Ranucci, sono stati scagionati anche i giornalisti Danilo Procaccianti e Andrea Tornago, autori dell’inchiesta finita sotto la lente della magistratura.

Durante la puntata, inoltre, al microbiologo era stato garantito lo spazio necessario per esporre la propria posizione e chiarire il suo operato davanti alle telecamere della trasmissione di Rai 3.

Dalla puntata del 2 gennaio 2023 al faccia a faccia di Asiago: le tappe del caso

Per comprendere l’origine della controversia bisogna risalire alla messa in onda del 2 gennaio 2023. In quella puntata, Report aveva ricostruito le procedure con cui la Regione Veneto aveva deciso di puntare in maniera massiccia sui test antigenici rapidi per lo screening della popolazione. Il focus del programma riguardava le indagini preliminari che all’epoca vedevano Roberto Rigoli formalmente iscritto nel registro degli indagati per falso e turbativa d’asta in relazione alle perizie che avevano preceduto le gare d’acquisto.

A sollevare dubbi scientifici sull’efficacia diagnostica di quegli strumenti era stato il collega microbiologo Andrea Crisanti, sostenendo la netta superiorità dei tamponi molecolari nel rilevare la positività al virus rispetto ai test rapidi impiegati sul territorio regionale. La vicenda giudiziaria principale si era poi chiusa a favore di Rigoli, assolto dal Tribunale di Padova da ogni accusa sui presunti illeciti amministrativi e contabili.

Forte di quel proscioglimento a Padova, il medico aveva scelto di affrontare Ranucci a viso aperto. L’episodio chiave si è verificato ad Asiago durante la presentazione del libro del conduttore, intitolato Il ritorno della casta. Tra il pubblico stipato per ascoltare il giornalista, Rigoli aveva preso la parola al microfono per contestare frontalmente la linea editoriale dell’inchiesta: «Nel mio caso è stato colpito un innocente – aveva detto –. Non è vero, nel mio caso non è vero che lei ammette gli errori. Se lei ammette davanti a tutti l’errore, almeno di quella trasmissione lì, io sono felice».

La sfida pubblica, riassunta nelle sue tappe da Zazoom Social News, si inseriva in una fase contrassegnata da forti tensioni personali attorno al volto del programma, segnata anche dall’attentato dinamitardo e dalle confessioni di Valter Lavitola, oltre alle vicende sui vertici aziendali Rai.

Cosa Dettaglio
Tribunale competente Treviso, sentenza del giudice Sara Pittinari
Imputati prosciolti Sigfrido Ranucci, Danilo Procaccianti, Andrea Tornago
Formula giudiziaria Il fatto non costituisce reato (art. 129 c.p.p.)
Oggetto della causa Puntata di Report sui tamponi rapidi del 2 gennaio 2023
Origine del contenzioso Querela sporta dal microbiologo Roberto Rigoli

«Davide contro Golia»: il commento di Roberto Rigoli e le parole di Ranucci

Le reazioni registrate dopo il pronunciamento del tribunale delineano due visioni opposte della controversia. Da un lato il gruppo di lavoro della testata d’inchiesta esprime soddisfazione per la tutela dell’attività informativa. L’inviato Procaccianti ha rimarcato come sia stata certificata la correttezza dell’approccio redazionale a difesa del lavoro svolto sul campo.

Dall’altro lato, la replica del microbiologo è stata durissima nel contestare gli equilibri di forza in aula:

«È stato Davide contro Golia. Io non ho protezioni, non ho il potere che altri hanno. Se è stata una lotta impari? Lo dicono tutti».

Ranucci ha invece difeso le scelte editoriali compiute durante la sua conduzione, definendo il metodo della trasmissione come un lavoro rigoroso, coraggioso e indipendente che ha rifiutato condizionamenti o pressioni di matrice politica nel raccontare vicende di interesse pubblico.

I prossimi passi giudiziari e la battaglia annunciata del microbiologo

Il deposito delle motivazioni costituirà il passaggio formale per comprendere nel dettaglio l’iter logico seguito dal tribunale di Treviso nel ritenere l’operato giornalistico pienamente legittimo. Roberto Rigoli ha già annunciato l’intenzione di presentare ricorso per impugnare l’esito processuale e far valere le proprie ragioni nei successivi gradi di giudizio.

Ritenete che il lavoro d’inchiesta televisivo debba godere di margini ampi anche quando i protagonisti vengono poi scagionati nei procedimenti penali?

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