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Camera di commercio di Messina, scatta il sequestro dell’edificio dopo il rogo: tre gli indagati
La notizia del devastante rogo che ha colpito la Camera di commercio di Messina si è diffusa rapidamente sui canali digitali e sui social network, dove gli aggiornamenti in tempo reale hanno documentato l’intervento dei soccorsi e l’avvio delle indagini giudiziarie. La Procura ha disposto il sequestro dell’intero palazzo storico, mentre tre persone sono state formalmente iscritte nel registro degli indagati per accertare eventuali responsabilità colpose.
Il fuoco è divampato giovedì scorso nella parte più alta dell’immobile, causando danni strutturali gravissimi e portando al collasso di un’ampia porzione della copertura in legno. Le prime comunicazioni emerse online hanno acceso i riflettori sulla sicurezza della struttura e sulla gestione del cantiere attivo nello stabile. Resta ora da capire quale sia stata l’origine precisa dell’innesco.
L’inchiesta della Procura di Messina guidata da Antonio D’Amato
L’azione dell’autorità giudiziaria non si è fatta attendere. Come riporta il Fatto Nisseno, la Procura della Repubblica diretta dal procuratore Antonio D’Amato ha aperto un fascicolo per fare piena luce sulla dinamica dell’accaduto e ha ordinato il sequestro probatorio dell’edificio. Il provvedimento blocca ogni attività all’interno per consentire i rilievi tecnici.
Le ipotesi di reato al vaglio degli inquirenti comprendono incendio colposo e disastro colposo. A queste contestazioni si affianca inoltre l’omissione delle cautele contro gli infortuni sul lavoro. Si tratta di verifiche necessarie per chiarire se tutte le misure di prevenzione previste dalla legge siano state osservate durante gli interventi nell’immobile.
I vigili del fuoco sono dovuti tornare sul posto anche nelle ore successive per effettuare ulteriori bonifiche. Alcune travi di legno continuavano a sprigionare fumo dai resti del tetto crollato. La messa in sicurezza dei focolai residui ha impegnato a lungo le squadre sul campo prima di consentire l’avvio dei primi accertamenti dei periti.
I tre nomi iscritti nel registro e il nodo degli interventi tecnici
Le iscrizioni decise dai magistrati rappresentano un atto dovuto a garanzia delle parti per lo svolgimento delle perizie irripetibili. Secondo quanto scrive Meridionews, le figure indagate sono 3: il titolare dell’impresa incaricata degli interventi sugli impianti di climatizzazione, il direttore dei lavori e il responsabile della sicurezza del palazzo camerale.
L’attenzione degli investigatori si concentra in particolare sui lavori di ammodernamento che riguardavano l’impianto di condizionamento e il Salone della Borsa. Gli inquirenti intendono accertare se esista un legame causale tra tali operazioni e l’innesco delle fiamme. Tuttavia, gli interventi tecnici risultavano collocati in un’ala differente rispetto alla porzione del palazzo andata distrutta.
Questa discrepanza logistica rende le analisi peritali particolarmente delicate. Saranno le relazioni tecniche dei vigili del fuoco e dei consulenti nominati dalla Procura a stabilire se le lavorazioni abbiano generato anomalie elettriche o termiche capaci di propagarsi fino all’ultimo piano.
Cosa confermano gli accertamenti e le attese per le perizie
I punti fermi dell’inchiesta riguardano per il momento l’entità dei danni materiali e l’estensione del vincolo giudiziario. L’intera struttura della Camera di commercio di Messina rimane inaccessibile per consentire ai tecnici di lavorare senza interferenze e valutare la stabilità complessiva dei piani superiori.
Resta aperto l’interrogativo sulle cause esatte del rogo e sull’eventuale presenza di cortocircuiti o altre sorgenti di calore. Nei prossimi giorni la Procura affiderà le consulenze tecniche d’ufficio alla presenza dei periti nominati dai tre indagati per ricostruire ogni secondo antecedente al divampare delle fiamme.
Quali misure dovrebbero essere adottate per garantire la tutela degli edifici storici durante i cantieri di manutenzione?

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