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Galleria del Brennero nel mirino degli hacker filorussi di Everest: archivi violati ma cantieri salvi, cosa rischia l’opera
La Galleria del Brennero finisce sotto assedio informatico: la società responsabile del progetto, BBT SE, ha subito un’incursione digitale che ha violato dati accessibili via web, con i sospetti concentrati sulla rete criminale filorussa Everest. I protocolli d’emergenza hanno bloccato danni peggiori e le operazioni di scavo proseguono regolarmente, ma l’episodio riaccende l’allarme sulla sicurezza delle grandi infrastrutture europee.
I server sono stati messi in sicurezza prima che l’intrusione compromettesse la gestione tecnica dei cantieri tra Italia e Austria. Resta però da chiarire l’entità del materiale finito nelle mani dei pirati informatici, mentre le agenzie di intelligence europee collegano la pressione sul Brennero a una più ampia sequenza di manovre ostili.
La cronologia dell’attacco alla Galleria del Brennero e la catena di allarmi in Europa
La ricostruzione dei fatti evidenzia come l’incursione informatica contro la società del Brennero si inserisca in una serie di azioni coordinate contro infrastrutture sensibili e snodi di trasporto continentali.
- Il 17 ottobre: una squadra di soggetti non autorizzati forza le difese telematiche della società BBT SE, accedendo a una serie di dati aziendali consultabili tramite Internet. L’allarme scatta all’interno dell’infrastruttura informatica della sede operativa.
- Poche ore dopo l’intrusione: i tecnici della società attivano i protocolli di sicurezza previsti per gli incidenti critici. Tutti i sistemi interessati dall’anomalia vengono isolati per circoscrivere l’accesso abusivo e partono le analisi informatiche forensi.
- Nei giorni successivi: le prime verifiche tecniche interne confermano che l’assalto non ha provocato ripercussioni sulle attività operative e di cantiere della grande opera ferroviaria. I lavori per il tunnel proseguono senza interruzioni.
- Con la diffusione delle rivelazioni di stampa: le ricostruzioni pubblicate da testate austriache, tra cui il quotidiano Tiroler Tageszeitung, identificano la matrice dell’incursione nel gruppo Everest, collettivo filorusso specializzato in estorsioni digitali e furto di dati.
- Durante la stessa settimana: una raffica di minacce anonime coordinate prende di mira aeroporti e decine di voli in tutta Europa, costringendo i servizi segreti a indagare su una regia comune.
- Giovedì: una falsa segnalazione di bomba viene recapitata allo scalo italiano di Roma Fiumicino, portando la tensione al livello massimo anche negli snodi di viaggio del nostro Paese.
Il momento chiave: l’incursione di Everest e la reazione immediata dei tecnici
Il punto di svolta di questa vicenda si consuma nel momento esatto in cui i sistemi di monitoraggio di BBT SE rilevano accessi anomali a dati sensibili esposti in rete. Come riporta Tgcom24, soggetti non autorizzati sono riusciti a penetrare nei server aziendali, ma l’attivazione tempestiva delle contromisure ha evitato la paralisi delle macchine scavatrici e degli uffici di ingegneria. I computer compromessi sono stati staccati dalla rete prima che i criminali potessero bloccare i software di gestione o manomettere parametri operativi.
La pista che conduce a Everest preoccupa gli analisti per la natura stessa dell’organizzazione. Questo cartello di hacker non si limita a generare disservizi temporanei: la loro specialità operativa risiede nell’estorsione cibernetica a doppio binario, consistente nell’esfiltrazione silenziosa di documenti riservati seguita dalla richiesta di un riscatto economico sotto la minaccia di pubblicare tutto online.
La prontezza nell’isolare l’infrastruttura ha impedito che l’assalto toccasse i comandi di controllo del traforo. Resta tuttavia aperto il fronte della riservatezza dei file sottratti durante le prime fasi dell’attacco, un elemento tipico dei blitz firmati da questo collettivo.
Cosa rischia davvero l’opera e a che punto sono le indagini internazionali
Sul piano pratico, la Galleria del Brennero non corre rischi strutturali né pericoli di stop ai cantieri. La separazione fisica e logica tra le reti informative collegate a Internet e gli apparati industriali che controllano le operazioni sul campo ha retto all’urto. I rischi principali rimangono circoscritti a due ambiti: il possibile ricatto economico legato alla diffusione di dati amministrativi o progettuali e la necessità di una revisione totale degli accessi digitali della società italo-austriaca.
Nel frattempo, le agenzie di sicurezza di diversi Paesi europei lavorano insieme per capire se l’azione contro il Brennero sia un tassello isolato a scopo di estorsione o parte di una campagna ibrida più ampia. L’attenzione degli investigatori resta puntata anche su altre formazioni: il gruppo sciovinista russo Male State è stato chiamato in causa per l’allarme all’aeroporto di Fiumicino, sebbene il fondatore Vladislav Pozdnyakov abbia smentito ogni legame con la minaccia.
I servizi segreti mantengono prudenza sulla possibilità di attribuire formalmente la regia di queste azioni direttamente al Cremlino. Gli apparati di sicurezza concordano comunque su un punto: gli autori di queste manovre informatiche e delle email intimidatorie puntano a generare psicosi e destabilizzazione, senza rappresentare un pericolo fisico immediato per i trasporti europei.
I prossimi passaggi chiariranno se gli hacker di Everest decideranno di rivendicare pubblicamente l’intrusione o se le perizie forensi di BBT SE certificheranno la totale neutralizzazione della minaccia.
Ritenete che le nostre grandi opere siano sufficientemente protette dalle guerre digitali?

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