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Roberta Bruzzone e l’allarme sui giovani: “Bruciate i cellulari, usiamo 5 sensi per crescere”

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Roberta Bruzzone interviene sull'impatto degli smartphone sugli adolescenti
La criminologa Roberta Bruzzone discute le conseguenze dell'uso degli smartphone tra i giovani.

Il richiamo di Roberta Bruzzone ai genitori

La psicologa forense e criminologa investigativa Roberta Bruzzone ha lanciato un messaggio diretto alle famiglie: «Volete veramente fare un regalo ai vostri figli? Bruciate i cellulari. Fateli tornare nel mondo reale in cui devono incontrare le persone, ci devono parlare».

Dietro la dichiarazione forte emerge una necessità educativa fondamentale: permettere ai giovani di fare esperienze dirette, misurandosi con la complessità del mondo esterno.

Uno schermo costantemente attivo sottrae occasioni di crescita indispensabili. La realtà impone di gestire i toni di voce, interpretare le espressioni del volto, tollerare i silenzi e trovare le parole adatte dopo uno sbaglio.

La fuga dalle emozioni e il valore dei cinque sensi

I dispositivi digitali offrono una scorciatoia immediata per silenziare il disagio, nascondersi o bloccare chi crea contrasti. Al contrario, l’interazione fisica costringe a restare presenti davanti all’altro, comprendendo che un rifiuto o un disaccordo non rappresentano la fine di un rapporto.

«Noi siamo nati con cinque sensi, non a caso. Ci servono tutti. Non li stiamo più usando», ha evidenziato Bruzzone, sottolineando come la percezione sensoriale completa sia alla base dell’apprendimento emotivo.

Roberta Bruzzone e l'allarme sui giovani: "Bruciate i cellulari, usiamo 5 sensi per crescere"

L’importanza del confronto e della noia

Anche i momenti di vuoto e di noia svolgono una funzione evolutiva precisa. Tirare fuori il telefono per riempire ogni istante elimina lo spazio necessario per la creatività e l’introspezione.

Lo smartphone diventa il rifugio da tutto ciò che appare lento o imprevedibile. I genitori possono applicare regole, filtri e limitazioni orarie, ma nessun controllo tecnico può sostituire l’esperienza viva di un legame reale o di un confronto diretto.

La sfida per educatori e famiglie resta quella di garantire ai ragazzi il tempo materiale e relazionale per mettersi alla prova, sbagliare e costruire la propria identità guardando gli altri negli occhi.

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