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AI Act e software difettosi, lo scontro a Bruxelles tra eurodeputati e costruttori sulle nuove sanzioni
L’AI Act e le nuove direttive europee sulla responsabilità digitale dividono le istituzioni di Bruxelles e l’industria tecnologica. Da una parte ci sono i parlamentari che chiedono controlli rigorosi e sanzioni contro i rischi di sorveglianza e malfunzionamenti; dall’altra i produttori che difendono la conformità dei propri sistemi e respingono ogni accusa di spionaggio o negligenza automatica.
Al centro del confronto si trovano la gestione dei dati personali raccolti da sensori avanzati e il regime risarcitorio per i danni provocati da algoritmi e programmi difettosi. Mentre la data del 9 dicembre 2026 segna il termine per l’applicazione delle nuove responsabilità sui prodotti digitali, resta aperto l’interrogativo su dove finisca la legittima telemetria industriale e dove cominci una violazione sanzionabile.
La linea del rigore a Strasburgo: François Kalfon e i timori sulla sicurezza
A sollevare formalmente la questione politica sono stati quattordici eurodeputati guidati dal parlamentare francese François Kalfon, i quali hanno chiesto alla Commissione europea una verifica accurata sulle tecnologie connesse. La richiesta punta a coinvolgere l’Agenzia europea per la sicurezza informatica per valutare i rischi legati a telecamere, lidar e software di geolocalizzazione integrati nei veicoli di nuova generazione.
I timori istituzionali si concentrano sulla quantità di elementi sensibili registrati da apparati mobili durante l’uso quotidiano. Come spiega Libnanews, Le Média Citoyen du Liban, l’iniziativa parlamentare include l’ipotesi di restrizioni negli appalti pubblici dopo decisioni precauzionali prese altrove, come il divieto di accesso per i veicoli del marchio cinese BYD nella base aerea statunitense di Kadena, in Giappone, ed episodi analoghi durante esercitazioni militari in Norvegia.
I rappresentanti europei sostengono che il tracciamento continuo degli spostamenti e l’elaborazione vocale o visiva non possano essere considerati meri dettagli tecnici, ma richiedano una tutela ferma per la sicurezza delle infrastrutture e dei cittadini.
La replica dei produttori: dati a Parigi e rispetto degli standard
I fabbricanti e gli sviluppatori respingono con nettezza le accuse di sorveglianza illecita, rivendicando la totale trasparenza delle proprie architetture informatiche. BYD ha precisato che la filiale europea non mette i dati degli utenti del continente a disposizione di entità terze o autorità della Cina.
La telemetria ordinaria comprende la velocità, il chilometraggio, la pressione degli pneumatici e lo stato della batteria, con trasmissioni a intervalli di trenta o sessanta secondi a seconda delle impostazioni. Le informazioni tecniche e la diagnostica di bordo vengono archiviate su server Google Cloud ospitati in un centro dati a Parigi, all’interno del perimetro comunitario.
Dal punto di vista dell’industria del software, inoltre, la fisiologica presenza di imperfezioni nel codice non equivale a un illecito deliberato. I produttori ribadiscono che i flussi di rete servono al miglioramento del prodotto e alla manutenzione predittiva, senza alcuna finalità clandestina.
| Eurodeputati e autorità di controllo | Produttori software e costruttori |
|---|---|
| Richiesta di verifiche sui rischi per la sicurezza informatica e limiti negli appalti pubblici | Trattamento dei dati finalizzato esclusivamente a diagnosi, servizi e aggiornamenti tecnici |
| Allarme per la concentrazione di posizioni GPS, telecamere e registrazioni nei database aziendali | Archiviazione dei flussi europei su server locali a Parigi nel rispetto delle norme |
| Applicazione rigorosa delle sanzioni per difetti algoritmici e falle nei sistemi intelligenti | Distinzione tra normale presenza di bug e danni effettivi derivanti da mancata sicurezza |
Cosa stabilisce la legge: la direttiva UE 2024/2853 e le sanzioni
Al di là delle schermaglie politiche, il quadro giuridico europeo ha già tracciato un percorso definito. Come evidenzia l’approfondimento di IlSoftware.it, la direttiva (UE) 2024/2853, entrata in vigore l’8 dicembre 2024, stabilisce che il software, le piattaforme in cloud e i sistemi di intelligenza artificiale sono considerati prodotti a tutti gli effetti.
Il recepimento impone agli Stati membri l’adeguamento entro il 9 dicembre 2026. In Italia il percorso è iniziato con la legge 17 marzo 2026, n. 36 e lo schema di decreto legislativo n. 434, destinato a modificare gli articoli dal 114 al 127 del Codice del consumo. Le tutele riguardano i prodotti immessi sul mercato dopo tale termine, escludendo una retroattività generalizzata.
La responsabilità economica ricade sul fabbricante quando un difetto di sicurezza o l’assenza di un aggiornamento necessario provoca un danno concreto, pur senza eliminare la fine del supporto concordata per i dispositivi obsoleti.
Le prossime tappe per il recepimento e le verifiche tecniche
Il confronto istituzionale si sposta ora sulla pubblicazione definitiva dei decreti attuativi in Italia e sulle risposte che la Commissione europea fornirà alle interrogazioni dei parlamentari. I rilievi tecnici dovranno distinguere tra la raccolta legittima per scopi industriali, le falle accidentali e le violazioni delle normative sulla privacy, evitando sanzioni indiscriminate ma garantendo standard elevati a tutela dei consumatori.
I chiarimenti definitivi sulle procedure di conformità e sui risarcimenti per software difettosi restano ancora da completare prima della scadenza fissata. Ritenete che le nuove tutele europee siano indispensabili o rischino di frenare l’innovazione tecnologica? ⚖️

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